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LA GIUSTIZIA SECONDO PERTINI

 


SANDRO PERTINI


                                  
LA GIUSTIZIA SECONDO
PERTINI


Sandro Pertini, l’uomo che riuscirà a diventare Presidente della Repubblica, vale a dire che ricoprirà la carica di Primo Magistrato della Repubblica italiana e massimo garante della legge e del diritto, aveva una ben strana concezione di cosa si deve intendere per Legge e per Diritto. La cosa non ci scandalizza, né si indigna, né ci sorprende. Da uomini come lui, maturati alla logica della faziosità e dell’odio di parte, incapaci di comprendere che a concetti come Libertà, Giustizia, Diritto non si devono e non s possono aggiungere aggettivi senza stravolgerne i contenuti, senza falsarne il significato. Ma, in un’Italia serva dello straniero, cui con il trattato di Pace, è stato imposto l’art. 17 con tutte le sue articolazioni, la classe dirigente figlia di una sconfitta militare, senza merito alcuno assurta al potere, ha ritenuto di adeguare la nuova Costituzione repubblicana, leggi dello stato e condotta di governo, alle imposizioni dello straniero vittorioso. Straniero che, dopo oltre sessant’anni, ancora detta legge e impone tributi.

Un processo penale si era svolto a Roma contro appartenenti –o presunti tali- al Movimento Politico Ordine Nuovo.

I fatti.

Nel 1972 il Ministero dell’Interno aveva incaricato il dott. Provenza, della Questura di Roma, d riunire in un solo fascicolo -chiamato in seguito “Rapporto Provenza”- i nominativi di quanti avevano in corso in tutta Italia ed a diverso titolo, dei procedimenti per violazione della legge Scelba. Sulla base del “Rapporto Provenza”. Il dott. Occorsio, P.M. presso la Procura di Roma, ritenne d’istruire un secondo procedimento penale, per violazione della solita Legge Scelba, detto dei 119 o contro “Salvatore Francia + 118”. Quel procedimento fu aperto in aperta violazione dell’art. 90 del codice di procedura penale, in quanto i 119, per le stesse accuse erano giù in attesa di giudizio nelle competenti sedi giudiziarie. Ma al dott. Occorsio e all’On. Pertini, evidentemente, il fatto che degli “imputati” dovessero essere sottoposti a due procedimenti penali per le stesse ipotesi di reato, erano dettagli di nessuna importanza.

Il 2 febbraio 1978, il Tribunale di Roma ritenne di prosciogliere 113 degli iniziali 119 imputati. Nel frattempo se ne erano aggiunti altri che, con il M.P. Ordine Nuovo non avevano nulla che vedere. Il processo ai rimanenti ordinovisti si svolse nel 1988 e si concluse con la completa assoluzione di tutti gli imputati. Non risultò alcun atto di violenza a carico degli ordinovisti, nonostante le furiose ed insensate campagne medianiche cercassero di dimostrare il contrario.

da "La Stampa" di Torino, del 4 febbraio 1978
Direttore responsabile Arrigo Levi

Strascico all’assoluzione dei fascisti

Aspra polemica tra Pertini e i giudici di “Ordine Nuovo”

Roma, 3 febbraio

Polemica aspra fra Sandro Pertini ed i giudici che, recentemente, si sono pronunciati su “Ordine Nuovo. L’ex presidente della Camera ha accusato, in sostanza, il tribunale di «viltà» e di «corruzione»: i tre magistrati hanno replicato rimproverando il parlamentare socialista d’essere stato quanto meno incauto e fazioso nelle sue censure e lamentando che il Consiglio superiore non sia intervenuto a difendere la indipendenza dell’Ordine giudiziario. La polemica sembra destinata ad avere conseguenze clamorose anche perché è la prima volta che un giudice polemizza pubblicamente con un suo critico.

Sandro Pertini, all’indomani della sentenza con la quale sono stati assolti i 113 neofascisti di «Ordine Nuovo» ed è stato sospeso per altri 19 imputati nell'attesa che sia giudicata in modo definitivo la loro responsabilità in episodi di violenza, dopo avere espresso la sua indignazione e la sua sorpresa, ha detto: «C’è da pensare che sia stata rinnegata la figura del giudice Occorsio che portò avanti le cose nonostante le minacce che gli venivano rivolte. E’ così la paura che si è fatta strada. Non la giustizia. Debbo sottolineare che la viltà e la corruzione sono nemiche della democrazia».

Virginio Anedda che ha presieduto il tribunale (sardo de La Maddalena, 55 anni); Filippo Antonioni, romano, 55 anni e Pasquale Perrone, pugliese, 42 anni (hanno stabilito un primato rimanendo a discutere fra loro in camera di consiglio per 76 ore consecutive) dopo essersi consultati con i loro superiori gerarchici hanno inviato all’ex presidente della Camera una lettera per respingere le accuse di aver pronunciato la sentenza per paura. Dopo avere sottolineato che hanno cercato di rispettare il principio «d’essere soggetti soltanto alla «legge» e di avere sempre compiuto «un lavoro ingrato e tormentoso a garanzia di tutti i cittadini, onorevole Pertini, anche della sua, che un tribunale le negò in modo così faziosamente sbrigativo», i tre magistrati hanno aggiunto: «Vogliamo rimanere giudici, senza aggettivi, che valutano scrupolosamente uomini e fatti, che non si adagiano su ipotesi accusatorie senza verificarne la fondatezza al banco della prova».

g.g.

Pubblicato il 3/3/2008 alle 18.16 nella rubrica Diario.

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