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"Non è mai morto
ciò che è eterno"

CULTURA
Gerarchia in un mondo indifferenziato
24 maggio 2008
 



La Gerarchia

Riflessioni su un concetto ormai incompreso, tra manifestazioni parodistiche e false dicotomie incoraggiate dalla moderna cultura politica, in tutte le sue correnti

di  Alberto B. Mariantoni

Dal greco ‘hieros’ (sacro) e ‘arkhê’ (comando) – da cui ‘hierárchês’ (letteralmente: Capo delle funzioni sacre) – la Gerarchia (‘hierarkhía’/’hierarchia’) è un ordine naturale e spontaneo, organico e differenziato, centripeto e piramidale. Un ordine politico, sociale, culturale, religioso e morale composto di qualità e di capacità individuali e collettive, nonché di dignità, di competenze e di responsabilità particolari che tende invariabilmente a manifestarsi, costituirsi e concretizzarsi dal basso verso l’alto, prendendo a modello la complessa ed innata armonia della disposizione cosmica.

Agli occhi degli antichi Greci, infatti, il Cosmos (letteralmente: ordine, ornamento, mondo ordinato) era un ‘paradeigma’: un esempio da imitare. Era l’unico modello che fosse in grado di corrispondere alla complessità della natura umana, nonché di dare una forma organizzativa all’infinita varietà degli uomini (non dimentichiamo che gli uomini sono tutti unici, originali, irripetibili; e… complementari, se sono intelligenti!) ed all’indescrivibile variabilità e mutabilità dei loro imprevedibili ed imponderabili comportamenti.

Per quei nostri antenati, inoltre, il Cosmos non era soltanto un modello di ordine, di razionalità e di bellezza che dall’esterno della loro natura era in condizione di colmare le insufficienze dell’assetto biologico che caratterizzava il genere umano nei confronti del mondo vegetale ed animale. Osservando e contemplando quell’ordine, quella razionalità e quella bellezza, essi avevano preso coscienza che il Cosmos poteva ugualmente essere interpretato come una proiezione ortogonale della loro medesima natura; mentre la loro natura, a sua volta, poteva parimenti essere comparata ad una riduzione ortogonale di ciò che essi stessi riuscivano a percepire e comprendere a proposito di quell’ordine.

Quelle loro intuizioni o deduzioni, in fine, erano avvalorate dalla constatazione che sia la natura umana che il Cosmos erano fondamentalmente armoniosi ed equilibrati, in quanto, nei loro aspetti generali e particolari, obbedivano a delle leggi naturali che erano simultaneamente dinamiche, metamorfiche ed immutabili.

Il concetto di Gerarchia, dunque – così come gli antichi Greci e Romani lo intendevano e lo praticavano – prendeva direttamente ispirazione dall’ordine cosmico: un Ordine, cioè, senza nessun tipo di allineamento geometrico; dove ogni cosa era al suo posto ed ogni posto alla sua cosa; ed all’interno del quale, la nozione di “centro” assoluto, indiscutibile e definitivo di tutto, non esisteva affatto.

Era inevitabile, quindi, che – nel contesto della Polis o della Civitas – il ruolo di leader, di capo, di responsabile (‘hierárchês’/’praeses’ o ‘antistes’) fosse esclusivamente una funzione che era strettamente legata al settore di attività nel quale il personaggio in questione era in grado di eccellere o di dimostrare la sua particolare preminenza.

Il leader, il capo, il responsabile, insomma, era semplicemente un ‘primus inter pares’ (primo tra i pari), a cui era stato affidato un mandato imperativo e ‘pro tempore’ (imperium). Era un normale cittadino (‘politês’/’cives’), cioè, che – essendo considerato, in un determinato settore della vita pubblica o privata, come il più abile, il più esperto, il più valido, il più capace e/o il più competente – veniva scelto ad hoc ed elevato ad una dignità superiore (‘primus inter pares’) dall’insieme dei ‘pares’ di una medesima Koinonía’/’Socíetas’, per meglio permettergli di risolvere un problema specifico e contingente che assillava, in quel momento, l’intera società.

Risolto il problema per cui quel ‘pares’ era stato momentaneamente eletto o nominato alla funzione di ‘primus inter pares’, era assolutamente normale che quel ‘primus’ restituisse spontaneamente il suo imperium e tornasse ad essere un normale ‘politês’/’cives’ (cittadino) o, se si preferisce, uno dei tanti ‘pares’ della medesima Polis o Civitas.

Al sorgere di nuovi, eventuali ed imponderabili problemi all’interno della Polis o della Civitas, altri ‘responsabili’ venivano eletti o nominati tra i ‘pares’, per permettere loro – ognuno nel suo campo di pertinenza – di poter tentare di risolvere, con cognizione di causa, quei problemi che meglio di altri potevano essere risolti o eliminati con l’ausilio delle loro singole qualità, competenze e capacità.

Sappiamo che cos’è diventato, nel tempo, il concetto di Gerarchia…

Oggi, la “gerarchia”, nel migliore dei casi, può essere tranquillamente paragonata ad un ordine soggettivo ed arbitrario o ad una specie di ordine mafioso. Qualcosa, cioè, che viene esclusivamente dall’alto!

Quell’ “ordine”, infatti – come possiamo ampiamente verificarlo in ogni attimo della nostra esistenza – ha invariabilmente tendenza a costituirsi ed a concretizzarsi a partire da un “promotore” o da un “leader” (quasi sempre, auto-designato ed, in certi casi, a vita!) che a sua volta – oltre a ritenersi sfacciatamente un “tuttologo”… – ha addirittura la pretesa di considerarsi al di sopra delle parti!

All’interno di quel simulacro di “ordine”, colui che direttamente o indirettamente riesce ad impadronirsi di un qualsiasi parcella di autorità o di potere (o che si è semplicemente “inventato” un simbolo o una sigla, il nome di un movimento, di un’organizzazione o di un partito), tende soggettivamente ed arbitrariamente a monopolizzarlo a suo vantaggio ed a ridistribuirlo parzialmente, proporzionalmente e nepotisticamente, dall’alto verso il basso, ai suoi amici, sostenitori e “compari”, prendendo a modello (magari, senza nemmeno saperlo…) l’innaturale nozione di “gerarchia” che emerge dalla Bibbia (Esodo 18, 18-23) e che può essere senz’altro riassunta nella formula: io sono il Capo; tu, il Vice-Capo; tu, il Sotto-Vice-Capo; tu, l’Aiuto-Sotto-Vice-Capo, ecc.

Conosciamo le caratteristiche essenziali di questo genere di “gerarchia”…

Siccome la subiamo e la patiamo ogni giorno sulla nostra pelle, sappiamo perfettamente che la “gerarchia” del nostro tempo, è soprattutto fondata sulla spersonalizzazione individuale, l’appiattimento mentale, la relazione psico-drammatica e l’assoluta, indefettibile e servile devozione dei diversi e variegati subalterni nei riguardi del “Capo” o di colui che, per primo, si è arrogato il diritto di assegnare o di dispensare le diverse cariche dipendenti.

Sappiamo ugualmente che l’ “ordine” che ne deriva e che ci opprime, non tiene mai conto delle eventuali qualità, competenze o capacità individuali del “leader” o dei suoi diretti e circostanziati “scagnozzi” a rivestire efficacemente o validamente gli incarichi che ognuno di loro pretende impunemente ostinarsi ad usurpare all’interno dei differenti campi di attività dei movimenti, dei partiti, delle organizzazioni o di qualunque altro ordine societario costituito.

Stando così le cose, dobbiamo ancora meravigliarci o lamentarci di essere individualmente e collettivamente costretti a vivere e ad operare all’interno di strutture societarie che – oltre a non riuscire mai a funzionare come dovrebbero – pretendono assurdamente perpetuarsi e seguitare ad imporre le loro indicibili prevaricazioni, attuando un costante ed insopportabile rovesciamento di principi e di valori naturali?

Alberto B. Mariantoni

POLITICA
XXI° della scomparsa di Adriana Pontecorvo
30 marzo 2008




permalink | inviato da diogene38 il 30/3/2008 alle 20:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
diritti
LA CARRIERA DI LUCIANO VIOLANTE
30 marzo 2008


7 agosto 1974
traduzione dal carcere alla Procura
per essere interrogata
per 14 ore dal giudice istruttore
il carnefice "democratico" Luciano Violante

PONTECORVO ADRIANA:

DEVE DISPORSI IL SUO RINVIO A GIUDIZIO: e’ stata infatti la principale collaboratrice del francia per quanto attiene all’organizzazione e all’attività del Movimento Ordine Nuovo in Torino; coordina il Movimento durante la latitanza del Francia come risulta dalla documentazione affidata al Garrone (,,,UNA LETTERA PERSONALE! ndr…); ha partecipato al campo del 1972 ed ha svolto specifiche funzioni di collegamento durante il campo tenutosi nel 1967 (falso. In realtà non attribuibile a Ordine Nuovo ma al Movimento Sociale Italiano. Quel campeggio fu organizzato da Ugo Martinat che con i suoi giovani fece una “incursione” in un collegio femminile oltre il confine, in Francia…, e nulla aveva a che fare con O.N. ed ancor meno con Adriana Pontecorvo). In realtà quella fantasiosa accusa fu mossa basandosi su dichiarazioni del “pentito” Pecoriello, di Avanguardia Nazionale, rese al “democratico” giudice istruttore Luciano Violante che fece man bassa di false dichiarazioni, false testimonianze, falsi “documenti”, false perizie per montare delle false accuse volte a costruire il trampolino di lancio della sua inarrestabile carriera, fino a diventare Presidente della Camera dei Deputati. Fino ad essere nominato Presidente della Commissione per le Riforme costituzionali!

Adriana sarà condannata per “Cospirazione politica mediante associazione” a 3 anni e sei mesi di carcere trascorsi in varie fasi fra le Carceri Nuove di Torino e Rebibbia a Roma. Sarà rinchiusa nelle stesse celle di appartenenti alle B.R. e ai N.A.P., cosa che la lascerà del tutto indifferente ma che ne conquisterà la stima. Sarà distrutto il suo lavoro e quello della sua famiglia. Risulterà pregiudicata la vita di suo figlio. Si aggraveranno le condizioni di salute dei suoi genitori che, nel giro di poco tempo, perderà. La sua salute ne risulterà gravemente minata fino a quando, nelle prime ore del primo aprile del 1987 la sua pur forte fibra non resse ulteriormente alle sofferenze che la vita le aveva inflitto. Sulla sua bara volle l’insegna ordinovista. Ai suoi funerali era presente Gastone Tarasconi, in rappresentanza degli ex combattenti, con un’autentica bandiera della Repubblica Sociale Italiana, ai cui ideali Adriana era stata educata da suo padre Arturo, amico di Giuseppe Solaro.

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