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"Non è mai morto
ciò che è eterno"

POLITICA
IL M.P. ORDINE NUOVO A TORINO
18 febbraio 2008


LUCIANO VIOLANTE
il Torquemada rosso

 

IL M.P. ORDINE NUOVO A TORINO
di Salvatore Francia


La Reggenza provinciale del M.P. Ordine Nuovo di Torino -in anticipo sulle altre Reggenze- si rese conto di cosa pensava realizzare il Sistema, comprese (si era intuito fin dai tempi di De Lorenzo che il “sistema” intendeva creare le condizioni di contrapposizione fra gli opposti extraparlamentarismi…), che il progetto prevedeva anche l'utilizzazione di elementi e formazioni, possibilmente, dell'area -certo non omogenea- definita di destra, in attività di neutralizzazione di elementi e movimenti di sinistra, e viceversa). Successivamente sarebbe stata loro attribuita la responsabilità dell'annientamento della sinistra (...come se l'operazione fosse stata possibile e semplice...!) e quindi, a sua volta, messa in condizioni di non nuocere.

Con garanzia di sopravvivenza per la partitocrazia, dei suoi epigoni corrotti e corruttori, con garanzia di perpetuazione dei trattati internazionali sottoscritti dalla partitocrazia, di asservimento dell'Italia agli interessi della N.A.T.O. e dell'O.N.U., strumenti politico-militari degli U.S.A. e dei loro interessi nel mondo.

Fu ritenuto fosse doveroso sottrarsi a quella logica micidiale quanto criminale. Da questa considerazione derivò la decisione di andare in montagna nel caso il Sistema avesse deciso di portare avanti il suo progetto di provocazione sino a rischiare la guerra civile.

Nella fase preparatoria, nelle intenzioni, andare in montagna -in caso di golpe- significava conoscere la montagna per poter affrontare eventuali vie di evacuazione di quanti avessero rifiutato di essere coinvolti nei giochi del Sistema. L'evacuazione era prevista verso la Francia e, per la vicinanza del confine, della facile possibilità di isolamento dell'intera vallata, fu scelta la Valle di Susa. I militanti e gli aderenti sarebbero stati messi al corrente di questo piano solo se si fossero presentate le condizioni di emergenza. Erano ovvie le condizioni di estrema riservatezza. Le gite di fine settimana nelle diverse zone avevano questo scopo.

I famosi campeggi del 1970 e del 1972, assurdamente definiti paramilitari, hanno avuto quindi lo scopo esclusivo di sottrarsi ad un eventuale scontro con le sinistre, a nome e per conto del Sistema e della N.A.T.O., e quello di evacuare verso la Francia quanti lo avessero desiderato.

Luciano Violante, magistrato militante nell'estremismo comunista di Potere Operaio, a suo tempo perse un’occasione unica di capire cosa stava succedendo in Italia: indubbiamente la sua non é stata trascurabile collaborazione al progetto U.S.A.-N.A.T.O. che, solo più tardi, dopo l'esperienza quasi decennale di peregrinazioni -fra carceri ed esilio- attraverso l'Europa di numerosi militanti ordinovisti, si é compreso quanto fosse vasto ed articolato.

Nel frattempo il Centro di Torino approfondisce lo studio ed i termini della socializzazione corporativa con una serie di ipotesi istituzionali assolutamente innovative nel contesto politico italiano ed europeo, in alcuni punti ispirate dalle intuizioni del primo falangismo spagnolo. Le tesi torinesi avrebbero dovuto -logicamente e doverosamente- passare al vaglio del dibattito interno prima ed esterno in un secondo momento, quando fosse stata verificata la validità di quelle linee eterodosse che volevano la rappresentanza popolare articolata -su base corporativa- su una selezione che seguisse la linea verticale azienda-comune-provincia-regione-camera nazionale dell'economia e della produzione; la socializzazione integrale delle aziende (realizzando, in fondo, un principio che fu già di Mazzini) che voleva nelle stesse mani lavoro-capitale-mezzi di produzione; nazionalizzazione del sistema bancario e degli istituti finanziari, loro ristrutturazione e creazione delle banche corporative, ognuna facente capo ad un determinato settore produttivo che raccogliesse tutte le attività ad esso connesse, coordinate dalla banca centrale; attribuzione allo Stato della programmazione delle attività produttive in collaborazione con le corporazioni, preposte alla loro realizzazione; azzeramento della sovrastruttura fiscale, con prelievo del fabbisogno direttamente dalle banche corporative (che gestiscono tutte le risorse finanziarie del proprio settore), la cui proprietà é di tutti gli addetti al rispettivo settore di produzione: il prelievo avverrebbe, sulla base di criteri prestabiliti, ai diversi livelli di gestione (azienda, comune, provincia, regione, Stato) ognuno responsabile del proprio livello di attribuzioni; ricerca delegata all'Università, in stretta connessione con i settori produttivi; gratuità di tutti i livelli di studio, seguendo un giusto criterio di selezione (che tenga conto della volontà, dell'intelligenza, dell'impegno, dell'interesse culturale e professionale) istituendo in ogni località vere e proprie cittadelle dello studio e della ricerca dotate dei più moderni strumenti, di alloggi e mense per gli studenti; attribuzione a chi si dedica allo studio di una gratificazione economica che possa compensare le famiglie di provenienza dei mancati introiti da lavoro del congiunto impegnato in attività di studio; abolizione del servizio di leva, istituzione del volontariato non professionale (limitato ad ufficiali e sottufficiali), inserimento dello studio delle materie di interesse militare in ogni grado della scuola e dell'università, con brevi periodi di addestramento, rendere consapevoli i cittadini della necessità di dotarsi degli strumenti necessari alla difesa del territorio in cui vivono -dagli eventuali pericoli interni- e dello Stato-Nazione-Europa di cui fanno parte. Si cercava di elaborare un modulo organizzativo che potesse facilmente -espandendosi- essere adottato da tutti i Paesi europei.

Ordine Nuovo é stato una fucina di idee che hanno saputo forgiare minoranze politiche con una propria originale connotazione rivoluzionaria: forse é questa la ragione per la quale, dopo tanti anni dal suo scioglimento, Ordine Nuovo continua ad essere attaccato, criminalizzato, demonizzato da quanti vedono nella continuità e nello sviluppo del sistema capitalistico-liberale, la fonte delle proprie personali fortune.

Non si può escludere che il cosiddetto documento dal titolo "Appunti per una teoria dell'organizzazione", arbitrariamente attribuito a Salvatore Francia, documento che ha fornito la motivazione ufficiale della condanna a cinque anni di carcere per "cospirazione politica", sia stato confezionato da un qualche servizio preposto all'azione di provocazione ed intossicazione, e fatto recapitare anonimamente all'allora sindaco comunista di Torino Diego Novelli.

Luciano Violante, e come lui molti altri magistrati comunisti militanti in Magistratura Democratica, riuscì a non capire nulla, in quanto implicitamente quanto inconsciamente complice di una strategia che avrebbe distrutto la sua parte politica a livello planetario.

La lettura della sentenza del processo celebratosi a Torino contro il M.P. Ordine Nuovo é illuminante: anche in questo caso le motivazioni sono risibili,[1] inconsistenti, pretestuose, per di più basate sulla attribuzione falsa di elementi assolutamente inesistenti, il tutto montato ad arte secondo la tecnica molto diffusa (é stato fatto rilevare anche al dott. Pierluigi Vigna di Firenze) di voler inquadrare i fatti e la loro interpretazione in modo da dimostrare un teorema precostituito, nella incapacità -in senso proprio o per malafede- di guardare obiettivamente, con distacco e serenità di giudizio i fatti e trarne una legittima interpretazione.

Significativa, a questo scopo, l'interpretazione data da Violante alla storia dei campeggi svoltisi in alta Valle di Susa nell'agosto del 1970 e del 1972, senza alcuna spiegazione e senza prova alcuna definiti paramilitari.

Disse una volta Pino Rauti che, ovunque fosse stato un ordinovista, là sarebbe continuato a vivere Ordine Nuovo.

Di ordinovisti ce ne sono, tanti. Oggi, forse più di quando potevano ancora organizzarsi ed esprimersi liberamente.

[1]Nel corso della sua requisitoria il P.M. dott. Vincenzo Pochettino motiverà la sua richiesta di condanna con il fatto che il M.P. Ordine Nuovo di Torino rappresentava "...un pericolo di pericolo..." per le istituzioni; che il "documento" arbitrariamente attribuito a Salvatore Francia non aveva importanza non fosse stato trovato nel corso delle 1.500 perquisizioni ordinate dal G.I. dott. Luciano Violante, perchè "comunque" era sicuro che il Francia ne fosse venuto a conoscenza e ne avesse fatto uso, affermazioni assolutamente campate in aria, non supportate non solo da prove o testimonianze, ma neanche da indizi...! Inutile sottolineare che nessun Tribunale, che non fosse brutalmente condizionato politicamente, avrebbe potuto accettare di costruire un processo per "cospirazione politica mediante associazione", sulla base della fotocopia di un "documento" anonimo giunto in forma anonima -secondo le sue affermazioni- al sindaco comunista di Torino dott. Diego Novelli, che non ha neppure saputo indicare da quale località gli sarebbe stato spedito... Il perito calligrafo del Tribunale, Aurelio Ghio -che qualche anno più tardi sarà processato e condannato per una sua falsa perizia nella vicenda relativa al "Corvo" di Palermo- stilerà una sconclusionata "perizia" ad usum delphini (sempre su una fotocopia...) che...confermerà quanto doveva confermare...




FOTOGRAFIA INEDITA IN ANTEPRIMA ASSOLUTA: la prova del
pericoloso "campeggio paramilitare" dell'agosto 1972 sui ruderi
del forte Pramand in Valle di Susa. Nella foto, da sinistra a destra:
Giuseppe Stasi - Alberto Isoardi - Adriana Pontecorvo - Vittorio Ambrosini - Bruna Mura - Piero Gibbin - Salvatore Francia
Da sottolineare il fatto che Bruna Mura, amica di Adriana, non si era mai interessata di politica e non aveva mai messo piede nella sede di Ordine Nuovo.
Le condanne, pesantissime,  saranno per "cospirazione politica". Violante, giudice istruttore, farà una rapida carriera politica, che lo porterà fino a ricoprire la terza carica dello Stato: Presidente della Camera dei Deputati. Sulla pelle di persone contro le quali non nutriva senso di giustizia, ma odio di parte. 

POLITICA
CON IL M.P. ORDINE NUOVO
18 febbraio 2008
  CON IL M.P. ORDINE NUOVO

Torna l'entusiasmo e la volontà di impegnarsi sempre più a fondo nell'azione politica. Malgrado le enormi difficoltà organizzative -quasi un collasso- seguite all'operazione Rauti-Almirante, si ricostituiscono le Reggenze Provinciali, si ricostruisce il movimento, si avvia la pubblicazione del periodico "Ordine Nuovo azione": distribuzione militante ma anche nelle edicole delle 30.000 copie di tiratura, con risultati esaltanti. Il finanziamento é garantito dall'impegno di tutte le Reggenze provinciali a ritirare e pagare un certo numero di copie. Si organizzano convegni e conferenze, si sviluppa un'azione di propaganda senza precedenti, si tengono comizi.

All'interno del M.S.I., nel frattempo, Rauti pubblica la rivista "Ordine Nuovo" che, nel secondo numero, riporta una bozza di "Costituzione per lo Stato dell'Ordine Nuovo": questo lavoro, coordinato da Rutilio Sermonti, é il primo ed unico tentativo di formulazione di una Costituzione alternativa che si possa registrare nel secondo dopoguerra. Non é completa, viene rimandato l'approfondimento della parte relativa all'organizzazione dell'economia, della produzione, della socializzazione. Clemente Graziani ritiene che questa Costituzione dovrebbe essere "più rivoluzionaria, sfrondata di qualche residuo borghese che vi si intravvede", mentre Adriano Romualdi, con un suo intervento sul terzo numero della rivista, la vorrebbe più incisiva sul piano etnico-razziale.

Con la progressiva affermazione del M.P.Ordine Nuovo, Rauti cessa le pubblicazioni della sua rivista e si dissocia ufficialmente -con un atto notarile, per quando viene comunicato- dall'operato del movimento guidato da Graziani.

Sicuramente Rauti subisce delle pressioni, e dal suo punto di vista ritiene di doverle accettare.

Il "sistema" adotta immediatamente azioni difensive, della messa in opera delle quali si incarica la Procura della Repubblica di Roma, istruendo un procedimento penale sulla base dell'accusa di "Tentata ricostituzione del disciolto partito fascista". L'accusa rasenta i limiti della demenza politica, oltre a stravolgere i più elementari principi di diritto: il Pubblico Ministero, dott. Vittorio Occorsio, deve tirare in ballo addirittura il Trattato di Pace ed afferma testualmente: "Non possiamo aspettare che questo movimento prenda il potere prima di metterlo fuori legge". Il M.P.Ordine Nuovo produce la memoria "Processo alle idee", di Clemente Graziani, mentre tutti gli imputati -quelli che effettivamente facevano parte del movimento- si rifiutano di rispondere alle domande della corte, limitandosi a declinare le proprie generalità accompagnate dalla posizione di "militante" o di "dirigente", rasentando l'oltraggio alla Corte.

Gli avvocati si battono da leoni, ma tutti sanno che ogni difesa é inutile, poiché dietro il processo esiste la precisa volontà politica di sbarazzarsi di un movimento che comincia a diventare ingombrante e, politicamente, potenzialmente pericoloso, visto che dimostra eccellenti qualità di mobilitazione, specialmente a livello giovanile.

Il 21 novembre 1973 viene emessa la sentenza di condanna in primo grado: fuori del Tribunale, in Piazzale Clodio, attende un carabiniere motociclista, deve ritirare una busta per il Ministro dell'Interno Paolo Emilio Taviani, già fascista e convittore gratuito al Collegio Mussolini di Pisa, borsista nella Germania hitleriana ma in seguito partigiano, quindi presidente del Corpo Volontari della Libertà. Procedura d'urgenza. Il 23 novembre viene ufficializzato con decreto che il Movimento Politico Ordine Nuovo é fuori legge, le sue sedi chiuse, i suoi beni sequestrati.

Visto l'andamento processuale la sentenza di condanna in primo grado era attesa: si pensava che ci sarebbe stato tempo di preparare una più incisiva difesa in sede di appello, di Cassazione, di Strasburgo.

Il decreto di Taviani, rendendo esecutiva una sentenza di primo grado, caso unico in tutta la storia giudiziaria italiana, e non solo italiana, blocca qualsiasi iniziativa difensiva: se ci si dovesse incontrare per studiare, per coordinare la difesa...arriverebbe -come arriveranno- altre accuse di "ricostituzione" (come avvenuto per la riunione di alcuni imputati e dei propri avvocati, a Cattolica, nel marzo del 1974).

Il Governo incarica il dottor Provenza, della Questura di Roma, di raccogliere in un rapporto tutti i procedimenti penali in corso contro militanti ordinovisti (o presunti tali...) presso le diverse Procure nazionali.

Nasce il cosiddetto "Rapporto Provenza", sulla cui base viene aperto, sempre a Roma, un altro procedimento penale -sempre per "tentata ricostituzione del disciolto partito fascista" contro "Salvatore Francia più 118".

Ci vorranno 15 anni perché il Tribunale accetti di riconoscere la validità dell'art. 90 del codice di procedura penale, che non consente di processare due volte gli imputati per lo stesso reato. Solo nel 1988 si può chiudere il secondo processo contro il M.P. Ordine Nuovo.

In Italia é diventato impossibile potersi difendere a titolo personale da accuse mosse al Movimento.

A quanti restano viene diramata la disposizione, già tacita, di non prestare assolutamente il fianco a possibili provocazioni: nessuno é autorizzato ad operare, tutti devono astenersi da un qualsiasi tipo di reazione.

Verranno tempi migliori. La storia non ha fretta. Come sempre ha sostenuto Clemente Graziani, non si può pensare a "prendere il potere": in questa fase storica il nemico é troppo forte, non ci si può porre dei limiti temporali...forse se ne riparlerà fra 50, 100, 500 anni. Cosa importa?

Si apre la stagione delle accuse più assurde e strampalate, dei processi farsa, delle carcerazioni, dell'esilio per quanti ritengono di dover continuare, se non altro sul piano della difesa processuale e storica, a tenere alte le motivazioni ideali dell'esperienza ordinovista.

I processi non si contano: qualsiasi reato più o meno connesso con la politica, con la strategia della tensione, perfino reati comuni, é buona norma attribuirlo agli ordinovisti. Passeranno anni, tanti anni perché -almeno a livello giudiziario- potrà risultare che i militanti del M.P.O.N. non sono mai stati coinvolti in fatti di sangue, in reati comuni, nella strategia della tensione. Diverso é il discorso sui condizionamenti che i media hanno costruito in accordo con il potere giudiziario, in ossequio ed obbedienza al potere politico (palese ed occulto): questo sarà estremamente difficile, forse impossibile, sradicarlo dalle coscienze di chi ha subito un martellante, incessante, pluridecennale lavaggio del cervello.

Una domanda si é posta nel tempo: Quale la decisione giusta?

Quella presa da Rauti che, malgrado i mille condizionamenti, é riuscito a sopravvivere ed a fare sopravvivere una certa Weltanshaung ordinovista, o la decisione degli intransigenti, fatti a pezzi dalla repressione del Sistema, e sopravvissuti nella loro solitudine umana, isole di riferimento sì ma non operativi politicamente?

Viene alla mente un'altra esperienza simile, quella della Falange Spagnola: quale la via giusta? Quella dell'integrazione accettata da Raimundo Fernandez Cuesta o quella pura ed intransigente di Manuel Hedilla?

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