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"Non è mai morto
ciò che è eterno"

POLITICA
PRIME NOTE SULLA NASCITA DI O.N.
12 febbraio 2008

  Pino Rauti


"Ordine Nuovo" nasce nel 1954 come rivista, espressione di una corrente giovanile interna al M.S.I., dopo le vivaci contestazioni alla gestione di Arturo Michelini, verificatasi clamorosamente in occasione del Congresso di Milano.

Nel '56 si forma, attorno alla rivista il Centro Studi "Ordine Nuovo", con il compito di definire l'assetto dottrinario e di formare i quadri della "rivoluzione conservatrice" italiana. Dopo dieci anni di attività, ed in occasione del Convegno di Palazzo Brancaccio -nel 1966, a Roma, con la partecipazione di circa 700 quadri periferici- il Centro Studi assume la denominazione di Centro Politico Ordine Nuovo, ritenendosi sufficientemente avanzata la seconda fase e giunto il momento della preparazione all'impegno politico diretto.

Nel 1967 si realizza il Convegno di Pissignano sul Trasimeno, nel corso del quale viene formulato il "Primo manifesto programmatico per l'OrdineNuovo". Segue il Convegno tenutosi nella sede della rivista "L'Orologio" di Roma, nel corso del quale ci si pone il problema del cosa fare in occasione delle elezioni politiche del 1968. Rauti pose l'alternativa: partecipare alle elezioni con delle proprie liste -ma non se ne avevano i mezzi- o parteciparvi con la proposta della "scheda bianca".

La prima ipotesi non vedeva pronto il C.P. Ordine Nuovo neanche dal punto di vista tecnico-organizzativo della materiale possibilità della raccolta delle firme, necessarie per la presentazione delle liste, nè da quello del richiesto impegno finanziario.

Fu scelta unanimemente la seconda opzione: era più percorribile, e coerente con la linea antipartitica ed antisistema più volte ribadita. Fu lanciata, quindi, la campagna elettorale per la scheda bianca, che immediatamente fu qualificata come iniziativa del Centro Politico Ordine Nuovo. Le segreterie di tutti i partiti sembrarono perdere la testa, e reagirono con una massiccia azione di propaganda, il cui tema centrale era "Votate per chi volete, ma non votate scheda bianca". Sorprese che perfino il P.C.I. fu fra i più accaniti sostenitori di quell’azione.

La campagna per la scheda bianca ebbe un successo insperato e suonò come un campanello d'allarme per il sistema dei partiti che, già allora, venivano definiti "corrotti e corruttori".

Si può supporre, legittimamente, che nascessero dalla situazione determinatasi con il massiccio manifestarsi dello scontento degli italiani -nei riguardi dei partiti- le pesanti pressioni, le non tanto implicite minacce, operate dal sistema sulla segreteria Rauti, perché Ordine Nuovo entrasse nel M.S.I..

Considerazioni su Ordine Nuovo

Il 1968 fu l'anno delle elezioni politiche in cui Ordine Nuovo -ancora retto dalla segreteria di Pino Rauti- promosse e condusse con successo la campagna per la scheda bianca. La campagna elettorale richiese uno sforzo immane di volontariato da parte di tutti i militanti, con distribuzione di volantini, affissione di innumerevoli manifesti quasi tutti fatti a mano -con un dispiego eccezionale di fantasia e humor-, comizi volanti, comizio di chiusura della campagna elettorale nella prestigiosa piazza S. Carlo di Torino. Il Piemonte, una delle regioni in cui l'antifascismo era riuscito maggiormente ad imporsi e per questa ragione considerata una delle più difficili alla diffusione di idee controcorrente, registrò il più alto quoziente di schede bianche d'Italia.

Il costo di quella campagna elettorale –solo in Piemonte, secondo i dati disponibili- fu inferiore alle 500.000 lire, ma rappresentò ugualmente un grande sacrificio.

Il Centro Politico Ordine Nuovo, primo e più importante movimento extraparlamentare in Italia e forse in Europa, con i suoi 12.000 militanti ed aderenti, condusse senza grandi problemi la campagna per la scheda bianca.


Manifesto per la scheda bianca piemontese:
disegno del militante Augusto Betocchi
fotolito del simpatizzante Luciano Savelli
Stampa: Italgrafica
Pagato da Adriana Pontecorvo

Il lavoro di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul tema dell'ingerenza dei partiti nella gestione dello Stato e dell'economia, con la proliferazione di una classe politica corrotta e corruttrice, fu condotto brillantemente e, come si é detto, portò a risultati lusinghieri.

Troppo.
Ordine Nuovo sconvolse la geografia della distribuzione del potere all'interno del Sistema, innescando un procedimento di identificazione dell'opinione pubblica in chiave anti-partitocratica.

Presto le conseguenze si sarebbero fatte sentire.

Per uno strano processo di rimozione, quanto mai sospetto per la sua totalità, il futuro politico italiano vedrà recepiti in pieno i temi portanti della campagna ordinovista del 1968 per la scheda bianca, vedrà la partitocrazia crollare sotto i colpi della propria corruzione, vedrà corrotti e corruttori -sia pure in minima parte- finalmente indicati come tali, ma non si troverà nessuno con la memoria tanto onesta da ricordare l'iniziativa ordinovista.

Dalla campagna elettorale del 1968 é emersa anche un'altra caratteristica ordinovista (o ordinoviana, definizione preferita da Clemente Graziani): il C.P. Ordine Nuovo si é opposto al corrotto Regime partitocratico ed in nessun momento é stato colpito da crisi anticomuniste: il P.C.I. é stato criticato quale componente del Sistema, non in quanto comunista. Questo fatto avrà una grande importanza nel determinare l'attacco che il Sistema porterà avanti contro quella parte -preponderante- di Ordine Nuovo che ha rifiutato di farsi integrare nel Sistema o strumentalizzare dallo stesso, nell'orchestrazione dell'assurdo processo politico svoltosi a Roma, con gli altri che verranno in tutta Italia, processi che non vedranno mai il M.P.Ordine Nuovo condannato per fatti di sangue.

Nell'aprile del 1969 si tenne a Roma una riunione del Direttorio Nazionale, nel corso della quale venne ribadito all'unanimità di non accettare l'invito di Almirante ad entrare nel M.S.I., ma a sorpresa, nel mese di giugno dello stesso anno, Rauti ed una minoranza di dirigenti centrali e periferici, imposero un cambiamento di rotta: si trattava con Almirante.

Nell'autunno del '69, a sorpresa, viene ufficialmente annunciato da un comunicato stampa che "Il Centro Politico Ordine Nuovo si scioglieva e fondeva con il M.S.I.". Si determinò quasi una situazione di insurrezione interna: l'accordo Rauti-Almirante non venne accettato dalla stragrande maggioranza delle Reggenze provinciali e dei 12.000 militanti che contava Ordine Nuovo, che si organizzò in Movimento Politico Ordine Nuovo per iniziativa di Roberto Besutti, Leone Mazzeo, Elio Massagrande e di Clemente Graziani che ne assumeva la Segreteria nazionale.

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