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"Non è mai morto
ciò che è eterno"

POLITICA
ARRUOLAMENTO PER LA GUERRA DEL M.P.O.N.!
19 febbraio 2008
 
OCCORREVA PROPRIO ESSERE SORDI E CIECHI PER NON CAPIRE, PER NON RENDERSI CONTO CHE ORDINE NUOVO CHIAMAVA ALLE ARMI, SPECIALMENTE I GIOVANI, PER MOBILITARLI, A COLPI DI VOLANTINI, OPUSCOLI, LETTURE, CONFERENZE, GIORNALI CON TIRATURE MINIATURIZZATE, DIBATTITI E LA FORZA DELLE IDEE, ALLO SCOPO DI CONTRASTARE E ABBATTERE LE SUPERPOTENZE ARMATE FINO AI DENTI, CON MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA PLANETARI, CON POLIZIE D'OGNI GENERE, CON MEZZI FINANZIARI SENZA LIMITI, CON SPREZZO D'OGNI LEGGE E D'OGNI REGOLA DEL VIVERE CIVILE! SOLO DUE MAGISTRATI LO CAPIRONO: OCCORSIO E VIOLANTE!

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permalink | inviato da diogene38 il 19/2/2008 alle 14:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
FONDAZIONE DEL M.P. ORDINE NUOVO
14 febbraio 2008
 

LETTERA APERTA AI DIRIGENTI E MILITANTI  DI ORDINE NUOVO

Camerati,

ora che l'operazione del rientro di alcuni dirigenti nazionali e provinciali di Ordine Nuovo nel MSI é un fatto compiuto, noi che abbiamo avversato questa iniziativa sentiamo la necessità e il dovere di far conoscere a tutti la nostra posizione e il nostro programma di azione futura, posizione e programma che -sia detto senza troppe perifrasi- sono oggi quelli ufficiali di Ordine Nuovo.

Non si può, infatti, sciogliere un'organizzazione e fonderla con un altro movimento politico e contestare poi a chi non ha inteso seguire questa via il diritto di continuare la lotta sotto le insegne nelle quali ha creduto e nelle quali ancor oggi fermamente crede.

É, comunque, questa, cosa di poco conto, cioè argomento più di polemica che di sostanza. Maggior rilievo, invece, assume per noi l'impostazione della nostra azione politica dopo un avvenimento tanto grave e determinante.

Ma prima di enunciare le linee programmatiche per l'attività dei prossimi mesi, noi dobbiamo, ovviamente, condurre un'analisi obiettiva della crisi che certe scelte politiche e la definizione di una particolare strategia hanno determinato al vertice di Ordine Nuovo.

Se questa analisi, però, deve essere assolutamente obiettiva, occorre anzitutto riportare la questione sul piano serio; occorre, cioè, uscire da quella situazione incresciosa determinata da un genere di polemica che non rientra nel nostro stile, intessuta di accuse e contraccuse gratuite, di giudizi azzardati, di massima sfiducia reciproca, una situazione, insomma, che ha deluso e amareggiato un pò tutti e che ha impedito -e questa é stata la cosa più grave- una franca, decisa spiegazione.

Tutto ciò non era mai accaduto tra noi, tra camerati che da oltre 20 anni conducono spalla a spalla la stessa battaglia coi sacrifici, le rinunce, i rischi che tutti conosciamo. Tutto ciò, comunque, non ha niente a che fare con la rivoluzione.

In questa vicenda, dove tutti abbiamo in una qualche misura sbagliato, noi tuttavia possiamo vantare il merito di aver espresso le nostre opinioni e convinzioni con estremo senso della misura, con la massima duttilità rivoluzionaria, con la preoccupazione costante di mantenere l'unità e la compattezza di Ordine Nuovo anche al di là delle divergenze di idee e di scelte.

Noi abbiamo sempre sostenuto -e voi tutti lo sapete- di non essere d'accordo con la linea politica che Rauti, Andriani e Maceratini hanno inteso imporre a Ordine Nuovo nella sua totalità. Non siamo stati d'accordo per vari motivi che illustreremo nel prosieguo della presente lettera ma, soprattutto, per il carattere ultimativo con il quale questa linea é stata proposta: "o si fa così oppure Ordine Nuovo é condannato all'inazione per necessità di cose e di eventi" e ancora, come é stato anche detto con espressione non troppo felice: "o si fa così oppure mettetevi voi al nostro posto, noi tutt'al più faremo i gregari".

Ciononostante mai ci ha sfiorato il pensiero che i camerati che così agivano fossero in mala fede, né mai ci ha sfiorato il pensiero che essi possano, a loro volta, dubitare delle nostre oneste intenzioni.

Con questa lettera, sia chiaro dunque, non intendiamo accusare e denigrare nessuno; intendiamo solo prospettare a tutti una soluzione politica che si ponga come alternativa valida, concreta e organica a quella discussa -o non discussa!- nell'ultima riunione del Consiglio Nazionale e poi attuata in maniera forse un pò affrettata e con decisione unilaterale.

Dobbiamo, d'altra parte, rilevare che già prima dell'entrata ufficiale di alcuni camerati di Ordine Nuovo nel M.S.I. sono state prese da gruppi contrari all'"operazione" iniziative altrettanto affrettate e unilaterali. Che esista un Ordine Nuovo Autonomo a Messina, a Napoli o in centri e località dove non si é mai avuto notizia di attività ordinovista non é un fatto politico ma un fenomeno locale, per sua natura destinato ad esaurirsi; é un atteggiamento romantico, una reazione passionale, che possiamo anche comprendere sul piano umano ma che non possiamo giustificare sul piano rivoluzionario: é comunque una posizione, questa, che riveste lo stesso carattere frazionistico riscontrabile nell'incauto tentativo di far rientrare Ordine Nuovo nel M.S.I.. Proprio in quanto fenomeno politico locale e frazionistico, tali iniziative vanno decisamente condannate, auspicando, comunque -anzi sollecitando- una rapida autocritica da parte di quei camerati che stimiamo e la cui attività é preziosa per Ordine Nuovo, autocritica che consenta il loro immediato, urgente reinserimento nei quadri dell'organizzazione.

Queste considerazioni preliminari erano necessarie; erano necessarie affinché ogni screzio, ogni frase male interpretata, ogni espressione che nel furore polemico possa essere andata al di là di ciò che veramente si sentiva e si pensava siano cancellate completamente dalla nostra memoria e non abbiano a influenzare le nostre scelte e le nostre decisioni che investono -sia detto senza tema di apparire retorici- le sorti e i destini di Ordine Nuovo.

Superata, quindi, l'amarezza del momento, oggi che dobbiamo ricominciare a marciare nella direzione di sempre, che ognuno di noi sappia essere all'altezza del proprio compito, che ognuno di noi sia cosciente delle responsabilità che incombono su chi, da anni, va chiamando a raccolta la migliore gioventù per battersi, sotto la nostra guida, per l'ideologia e la causa della rivoluzione nazionale.

Passiamo ora all'esame della crisi che, inopinatamente, ha colpito i quadri dirigenti di Ordine Nuovo e cerchiamo di spiegarci -nel pieno rispetto delle idee altrui- come da alcuni dirigenti nazionali sia stata avvertita, in una fase di progressivo sviluppo della nostra organizzazione e quasi come ultima possibilità di azione e di salvezza, la necessità di porre Ordine Nuovo sotto l'ombrello protettivo del M.S.I..

A nostro avviso questa esigenza nasce e si conferma da un atteggiamento troppo critico e da una visione pessimistica dell'azione e dei risultati di Ordine Nuovo presi nel loro complesso.

Sono anni -si dice- che tentiamo di formare un organismo politico, un grande movimento politico, senza riuscire a concretare nulla di veramente valido e senza vedere, in prospettiva, possibilità alcuna di sbloccare la situazione. Tanto vale, quindi, rientrare nel M.S.I. e tentare di conquistare dall'interno posizioni di rilievo, essere tra quelli che hanno accesso alla sala dei bottoni, tra quelli che prendono le decisioni concrete, tra quelli che realmente fanno politica.

Per di più il M.S.I. garantirebbe una copertura efficace a tutta la nostra azione, evitandoci di essere investiti per primi dalla "terapia preventiva" già annunciata dal Ministero dell'Interno e che già si é manifestata con interrogatori di nostri elementi su banalissimi fatti di attività studentesca.

Tutte queste ragioni, a prima vista, e soprattutto se esposte con la serrata dialettica di Rauti, potrebbero apparire valide, ma in effetti non lo sono. Non lo sono per i seguenti motivi:

1) - NESSUN FATTO POLITICO NUOVO GIUSTIFICA IL NOSTRO RIENTRO NEL MSI

Siamo usciti dal MSI dove ricoprivamo incarichi nazionali e provinciali di rilievo quando, con la vittoria di Arturo Michelini al Congresso di Milano, risultò evidente che il partito si sarebbe definitivamente inserito nel sistema e definitivamente adagiato su di una linea legale-parlamentare, risultando così, in ultima analisi, una formazione di comodo e di appoggio alla D.C..

Durante tutto l'arco della gestione Michelini i fatti hanno dato ragione alle nostre previsioni. E, se prima del luglio del '60, la politica di inserimento micheliniana poteva avere una sua logica e una sua coerenza interna, cosa, questa, che abbiamo sempre riconosciuto, pur dichiarando che tale politica non era la nostra, dopo l'ignominiosa sconfitta di Genova, sconfitta che ha dimostrato quanto sia imprudente allentare la tensione rivoluzionaria all'interno del partito, siffatto indirizzo politico avrebbe dovuto essere definitivamente liquidato, per cui sarebbe stato inevitabile l'approfondimento della dottrina dell'azione politica rivoluzionaria e sarebbe apparso inevitabile il ricorso a forme di lotta che attaccassero dall'esterno il sistema, contestandolo in ogni sua manifestazione.

Ma, anche dopo il naufragio genovese, Michelini non ha saputo o voluto imprimere un'altra rotta alla sconquassata navicella del M.S.I. e non ci sembra che con la sua morte le cose siano cambiate.

La mitizzazione di Michelini, le dichiarazioni e le interviste di Almirante, il tentativo di rilanciare "la grande destra", ancor oggi, quando più non esistono nemmeno quelle incerte potenzialità presenti nel decennio '50-'60 e, inoltre, la progressiva "parlamentarizzazione" dei senatori e deputati del M.S.I. e tanti, tanti altri aspetti problematici e sintomatici della prassi politica di tutti i giorni, confermando l'ipotesi che il M.S.I. é ormai incapace di darsi un indirizzo politico valido, coerente e rivoluzionario.

Non esiste, dunque, nessun fatto nuovo, nessun accenno di modificazione politica all'interno del M.S.I. che possa in qualche modo giustificare il nostro rientro nel partito.

A quest'ordine di considerazioni si obietta che si potrebbe, anzi si dovrebbe, proprio con la nostra entrata in massa nel partito, determinare dall'interno l'azione politica del M.S.I.. É questa, a nostro avviso, una speranza illusoria, un tentativo vano, poiché presupporrebbe un'impossibile esautorizzazione della classe politica missina, oppure una rapida conversione di questa alle nostre tesi, in un lasso di tempo che il comunismo avanzante e la sovietizzazione della classe politica oggi al potere ancora ci lascia a disposizione. Inoltre, la prossimità del periodo elettorale crea all'interno del partito quel solito clima squallido e farneticante, invero poco adatto per la determinazione di un nuovo indirizzo politico.

2) - LA QUESTIONE DEL GRANDE MOVIMENTO POLITICO

Dando vita a ordine Nuovo non crediamo che si sia veramente inteso strutturare un grande movimento politico (anche se al riguardo abbiamo tutti nutrito qualche giovanile e troppo entusiastica illusione). Senza per nulla escludere possibilità future, diciamo pure che il nostro intento sia stato piuttosto quello di enucleare nel multiforme, frazionatissimo schieramento nazionale una classe dirigente rivoluzionaria, sia stato quello di selezionare un gruppo di uomini con una visione globale dei nostri problemi, sia stato quello di polarizzare delle energie che, altrimenti, sarebbero andate sicuramente disperse.

Crediamo che almeno in parte questo compito sia stato assolto.

All'inizio abbiamo curato in particolare la formazione ideologica e dottrinaria dei nostri aderenti attraverso la rivista "Ordine Nuovo" che -sia detto senza falsa modestia- é l'unica testimonianza di una completa analisi e definizione del fascismo, oggi accettata e condivisa da tutti nel nostro ambiente. Questo é stato il nostro primo interesse. Abbiamo, infatti, sempre pensato che l'unità dottrinale é la condizione indispensabile per ogni vera azione politica. Essa consente di manifestarci con reazioni analoghe di fronte ad ogni avvenimento e situazione, prescindendo dal gruppo di appartenenza e da qualsiasi tattica politica di cui si sia fautori.

Raggiunto questo obiettivo, i nostri sforzi sono stati orientati nel dare una coscienza e una mentalità rivoluzionaria a quanti ci seguivano con maggiore abnegazione ed entusiasmo. Pian piano abbiamo formato un tipo di attivista politico che unisce al coraggio, all'amore per il rischio e per l'impresa disperata anche un bagaglio di cognizioni politico-scientifiche di prim'ordine. Siamo stati forse i primi in Italia a far conoscere i temi della guerra rivoluzionaria, delle "gerarchie parallele", a studiare e far studiare Chakotin, per quanto é inerente alle tecniche della propaganda e dell'azione psicologica. I risultati di questa nostra azione si evidenziano nel fatto incontestabile che, nel nostro ambiente politico, rappresentiamo l'organizzazione più compatta, decisa, responsabile e preparata. Anche ora, che una divergenza di idee su di una questione più tattica che strategica, ha fatto prendere una strada diversa a oltre i 5/6 dei quadri dirigenti nazionali Ordine Nuovo continua ad esistere e a marciare, poiché quadri intermedi ben preparati hanno reso semplice ed adeguata la sostituzione dei camerati che si sono allontanati.

Indubbiamente, sul piano organizzativo, attivistico e della preparazione tecnica dei nostri militanti avremmo potuto fare molto di più e di meglio se solo avessimo avuto maggiori mezzi a nostra disposizione e, soprattutto, maggior tempo da dedicare all'attività di Ordine Nuovo, anziché alle nostre tribolate vicende personali. Di ciò, ovviamente, siamo noi i primi a sentirci colpevoli e responsabili, come pure vogliamo essere i primi ad impegnarci formalmente a sistemare le cose in modo da poter operare con sempre maggiore energia e disponibilità per la causa della rivoluzione nazionale.

Dobbiamo, comunque, rilevare che malgrado questa carenza di mezzi e d'impegno Ordine Nuovo conta oggi diversi gruppi perfettamente organizzati e pienamente rispondenti alle necessità del momento, che sono innanzi tutto necessità di attivismo e di decisione rivoluzionaria.

Sul piano esterno, in questi ultimi tempi, la nostra influenza presso associazioni, gruppi politici, ambienti professionali e d'altro genere é stata rimarchevole e ha dato risultati concreti, a volte di evidenza clamorosa.

Nell'ambiente studentesco siamo presenti con i F.A.S. così autorevolmente d'aver posto in crisi l'organizzazione studentesca maoista a Roma, a Messina, a Verona, a Catanzaro, a Bergamo, a Venezia, a Trieste e in varie altre città; siamo presenti così autorevolmente d'aver praticamente cancellato dalla scena politica l'organizzazione studentesca del M.S.I., la "Giovane Italia".

Attraversiamo, insomma, una fase di vigorosa, progressiva crescita.

E proprio ora, proprio quando la nostra azione e i lunghi anni di sacrifici cominciano a dare dei risultati apprezzabili, noi pensiamo di trasferirci nel M.S.I.. Assomigliamo un pò a quel giocatore sprovveduto che trovandosi una grossa somma in mano la punti tutta su una carta e poi, dopo aver perso, dica: "Ma poteva andare bene".

In sede di discussione, quando queste più che legittime perplessità sono state avanzate, ci siamo sentiti rispondere, con una dose di ingenuità veramente sorprendente, che non é affatto vero che Ordine Nuovo verrebbe sciolto entrando nel M.S.I.; l'organizzazione manterrebbe la sua compattezza e la sua libertà d'azione anche all'interno del partito, mentre all'esterno rimarrebbero comunque aperti dei Circoli di Ordine Nuovo per dare ospitalità a chi non intendesse rientrare nel MSI. É chiaro che se si accettasse una soluzione del genere, chi non rientra -ed abbiamo visto che é la gran parte dei nostri militanti- si verrebbe preclusa ogni attività specificatamente politica sotto l'egida ed il prestigio di Ordine Nuovo. E chi sono i militanti che non hanno inteso farsi inglobare nel M.S.I.? Guarda caso sono proprio quelli, fatta salva la solita eccezione, che hanno dimostrato di muoversi finalmente nella direzione giusta, cioè quelli che sono riusciti ad organizzarsi -e proprio per questo non se la sentono di "chiedere l'onore" di diventare missini, missini ordinovisti, d'accordo, ma sempre e comunque missini.

Queste valutazioni d'ordine politico e umano non andavano e non vanno sottovalutate: la rivoluzione non può permettersi di perdere, di sacrificare sull'altare di un'operazione politica quanto mai incerta e problematica, i migliori elementi di Ordine Nuovo.

Si ha pertanto l'impressione che, come abbiamo detto più sopra, la necessità di rientrare nel M.S.I. sia sentita: alla periferia solo da chi, per anni, non é riuscito a far niente; al centro da chi, malgrado certi innegabili -e in qualche caso insperati- risultati, si é convinto che il potenziale politico e organizzativo di Ordine Nuovo non sia sufficiente per sostenere le battaglie future.

Di fronte a queste contrastanti posizioni, oramai inamovibili, si é cercato da parte nostra, di prospettare una soluzione che evitasse quella frattura di Ordine Nuovo che appariva certa e che poi si é troppo puntualmente verificata.

Ma prima di riferirvi sulla nostra proposta, è bene fare una precisazione.

Non siamo mai stati, in via di principio, contrari al rientro di alcuni camerati, tra l'altro dei più preparati, nel M.S.I.. Consideravamo e consideriamo una tale evenienza come una normale "infiltrazione" e come un tentativo di "condizionamento" di una formazione politica la cui importanza non può essere sottovalutata. Un'azione di questo tipo rientra perfettamente nei canoni della guerra rivoluzionaria di cui proprio Ordine Nuovo ha sviluppato concetti e prospettive. Semmai c'é da meravigliarsi che questa operazione non sia stata compiuta prima.

Ma ciò non significa, però, eliminare, sia pure formalmente, l'organizzazione esterna, la centrale operativa che coordina e dirige una molteplicità di iniziative nell'unicità di un piano preordinato: altrimenti da "infiltratori" rischieremmo probabilmente di essere infiltrati, anzi addirittura inglobati in un ambiente politico che é fra i più difficili per gli interessi personali che all'interno di esso sono andati via via cristallizzandosi e le limitazioni connesse alla struttura ed alla dinamica dei rapporti interni di ogni partito.

Ma, a parte questo, era da prevedere che, nella lotta quotidiana che i nostri camerati dovranno sostenere per il mantenimento o la conquista di determinate posizioni nel M.S.I., il fatto che esista un movimento all'esterno che appoggi e sostenga l'azione di questi camerati, avrebbe offerto maggiori possibilità di contrattazione e, in caso di insuccesso, offriva anche la possibilità di essere richiamati nelle file dell'organizzazione senza che con ciò venisse compromesso definitivamente il proprio prestigio politico né quello di Ordine Nuovo.

Si trattava quindi di trovare una formula, una soluzione che, pur essendo in definitiva un compromesso, nel rispetto delle due posizioni, salvasse in qualche modo l'unità di Ordine Nuovo.

La proposta era questa: formare immediatamente un esecutivo di Ordine Nuovo composto, pariteticamente, da dirigenti che rientravano nel M.S.I. e da dirigenti che, invece, continuavano l'azione all'esterno. Tutta la linea politica di Ordine Nuovo nel suo complesso, cioè sia quella riguardante l'attività nel M.S.I., sia quella al di fuori del partito sarebbe stata programmata di comune accordo dai componenti del nuovo esecutivo. In pratica, si sarebbe verificato: alcuni camerati rientravano nel M.S.I. con il pieno consenso di chi, invece, era più utile che rimanesse fuori a proseguire su nuove basi strutturali e organizzative l'attività di Ordine Nuovo sul piano del proselitismo e dell'inquadramento rivoluzionario.

É chiaro che l'azione politica del nostro gruppo nel M.S.I. non sarebbe stata equivocata e contestata proprio perché detta azione veniva elaborata dall'esecutivo di Ordine Nuovo.

Questa proposta che nella riunione del 2 novembre scorso[1], presenti i dirigenti di Roma, Messina, Catanzaro, Mantova, Bergamo era stata accettata e doveva essere comunicata a tutti i responsabili dei Centri di Ordine Nuovo in modo chiaro, cioè dando notizia della formazione del nuovo esecutivo e fornendo, altresì, le disposizioni appropriate affinché l'"operazione M.S.I." si effettuasse senza scosse e inconvenienti di sorta e, soprattutto, in forma più unitaria.

Per la verità, i camerati di Messina, insieme a quelli di Napoli, hanno creduto, adottando motivi che, ripetiamo, per noi non hanno alcuna validità rivoluzionaria, dar vita ad un Ordine Nuovo Autonomo, espellendo i dirigenti nazionali. Questi, dal loro canto, non hanno ritenuto di comunicare in modo esplicito ai dirigenti periferici le decisioni prese durante la riunione del 2 novembre, forse per timore che, pubblicizzando l'accordo, venisse a diminuire il potere contrattuale nel M.S.I..

Altre iniziative sono sorte un pò dappertutto.

Così si é arrivati alle soglie della scissione, o meglio, alla frantumazione di Ordine Nuovo in vari tronconi senza alcuna importanza politica.

Ecco perché abbiamo deciso di intervenire.

É nostra convinzione che con la buona volontà e il senso di responsabilità di tutti la situazione possa ancora essere salvata. Vi indirizziamo perciò questa lettera confidando di ricevere una risposta chiara, meditata e definitiva. Tutto é ancora possibile, compresa forse l'attuazione dell'esecutivo paritetico di cui abbiamo già detto. Nell'attesa noi che più legittimamente di altri crediamo di rappresentare oggi la continuità di Ordine Nuovo, andiamo avanti.

E qui dobbiamo precisare la direzione di marcia, anche per soddisfare una richiesta in tal senso dei dirigenti nazionali entrati nel M.S.I. i quali ci hanno sempre contestato di non saper indicare un programma coerente e pratico di azione politica.

Noi siamo un movimento rivoluzionario, la nostra azione politica sarà quindi rivoluzionaria, in tempi correnti, la congiuntura sociale e politica, sono maturi per un'azione rivoluzionaria.

A questo punto dobbiamo ai nostri camerati con i quali non ci troviamo d'accordo, ancora un'altra spiegazione. Essere rivoluzionari, ci sia concesso almeno questo, non significa come voi dite, essere dei romantici nichilisti in vena di martirio. Non ci meritiamo, cari camerati, questa definizione, non ce la meritiamo per quello che abbiamo scritto e fatto in argomento.

Per azione rivoluzionaria noi intendiamo quel complesso di azioni, che fuori dell'attività di partito e più specificatamente politica, in una varietà sempre più estesa di strutture e di formule, miri scientificamente alla conquista del potere.

Che, forse, il P.C.I. e la stessa cineseria nostrana fanno del terrorismo a basi di tritolo, attentano forse alla vita degli avversari politici, fanno la guerriglia armata? Niente affatto! Non gli serve. Queste forme di lotta, semmai, sono previste quando l'azione rivoluzionaria o sovversiva é definitivamente fallita. Ma l'azione rivoluzionaria del P.C.I. non é affatto fallita, anzi ha portato questo partito al potere e presto lo inserirà al governo.

Le forme di terrorismo anarchico e le tenebrose organizzazioni clandestine sono spesso la dimostrazione di una incapacità a portare avanti l'azione rivoluzionaria vera e propria.

Noi abbiamo la presunzione di poter svolgere una seria, organica azione rivoluzionaria, quindi che siano tutti tranquilli... non getteremo le bombe né organizzeremo campi-scuola solo per far sfoggio di tute mimetiche e per sfogare così i nostri istinti guerriglieri.

Il nostro programma, il programma di Ordine Nuovo, per i prossimi 4 mesi é quindi il seguente:

- Dare immediatamente una nuova struttura organizzativa a Ordine Nuovo, secondo criteri che rendano l'organizzazione più agile e aderente alle necessità del momento.

- Eliminare i gruppi che esistono solo perché una bandiera é stata spillata sulla nostra carta geografica. Crearne invece dei nuovi; sacrificandosi, viaggiando, prendendo contatto con chi vale, con chi per sua natura é già un uomo di Ordine Nuovo.

- Risolvere con criteri realistici e senza dannosi complessi il problema finanziario.

- Sviluppare, attraverso i F.A.S., la nostra penetrazione tra i giovani, poiché la rivoluzione la fanno i giovani...salvo, ovviamente, le poche eccezioni tra noi rappresentate.

- Creare, poiché attualmente non esiste, una organizzazione parallela che, come i F.A.S. nelle scuole medie, realizzi la nostra penetrazione nelle Università.

- Creare, poiché attualmente non esiste, una organizzazione parallela che attui la penetrazione nelle fabbriche, attivizzando i giovani operai secondo schemi nuovi, originali, che niente abbiano a che vedere con i sindacati oggi esistenti. Unire in un gruppo di combattimento, sul fronte della produzione, imprenditore, dirigente, operaio.

- Trasformare l'Agenzia in un foglio d'ordini, di istruzioni dettagliate sulla propaganda e sulla organizzazione, oltre che informare e commentare in brevi articoli i fatti politici più salienti della settimana.

- Creare un centro di contro-informazione, per combattere entro certi limiti la propaganda sovversiva e sollevare la cortina di silenzio che cade da qualche tempo su tutta la nostra attività.

- Far uscire ogni mese un opuscolo su argomenti dottrinali, politici e tecnici di maggiore importanza e urgenza.

- Trasformare la rivista in periodico trimestrale con struttura monografica, cioè che tratti, da diverse angolazioni, argomenti di vario interesse.

- Incrementare, sviluppare, coordinare i "Comitati di appoggio" già esistenti, crearne di nuovi, inserire le figure più rappresentative nei quadri diretti dell'organizzazione. I Comitati di Appoggio, se ben strutturati e diretti, consentono a Ordine Nuovo di uscire dal ghetto politico dove é stato confinato. E, inoltre, secondo alcuni principi di azione politica di un gruppo francese: istituire scuole permanenti di "partito" per la preparazione dottrinaria, politica, tecnica dei giovani aderenti e militanti.

- Prepararsi adeguatamente a fronteggiare le conseguenze della repressione già inequivocabilmente annunciata: prevedere i tempi, possibili, della persecuzione. Niente che "massifichi". Evitare ciò che é troppo vulnerabile. Utilizzare il più possibile le linee sociali naturali.

- Importante é sopravvivere. E, oltre la sopravvivenza durante la persecuzione, prevedere l'"inutilizzazione" dei capi, il cedimento di quelli su cui si contava. Avere un inquadramento sufficiente. Essere capaci di continuare il lavoro anche se quel giornale, quel movimento, quegli uomini non possono più agire.

- Essere mutevoli secondo i mezzi di azione.

- Vedere sempre l'aspetto umano dei problemi.

- Rispettare la diversità degli uomini, quella degli strumenti e quella degli avvenimenti.

- Perfezionamento continuo delle nostre tecniche.

- Fare la guerra al "dilettantismo", alla fantasia.

- Ascesi personale della volontà.

- Non disperare davanti ad uno scacco, né rilasciarsi dopo un successo. Pensare all'indomani. Applicarsi sempre senza posa per adattare i mezzi secondo le possibilità del luogo e del momento.

- Senso di una rigorosa prudenza.

- Concedere la minor parte possibile alle passioni.

- Azione in profondità.

Questa, camerati, é la nostra azione rivoluzionaria!

A questo tipo di lotta noi oggi vi chiamiamo, dovunque voi siate politicamente e organizzativamente situati.

E non veniteci a dire che tutto ciò si può fare, deve essere fatto, nel M.S.I.. Può anche darsi che abbiate ragione, ma noi preferiamo agire in Ordine Nuovo e per Ordine Nuovo.

Rimaniamo comunque disponibili per ogni sorta di collaborazione "rivoluzionariamente" valida.

Cameratescamente.

Roberto Besutti

Clemente Graziani

Elio Massagrande

Leone Mazzeo

2 novembre 1969


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