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"Non è mai morto
ciò che è eterno"

POLITICA
1970 ORDINE NUOVO VA AVANTI !
14 marzo 2008
 


Torino 1970 - appello alla militanza
avanti con Ordine Nuovo

DISCORSO SUL COSTUME

Poiché Ordine Nuovo ha scelto il metodo dell’azione rivoluzionaria, il metodo che richiede, al massimo grado, sia intelligenza che senso e tempismo politico, é doveroso affrontare un argomento utilissimo a decantare il nostro bagaglio di quanto vi é ancora di accessorio, di incoerente. Si tratta insomma di esaminare, ancora una volta, per definirlo, quanto nel Fascismo vi fu di stile e quanto di costume: di respingere il secondo per valorizzare il primo. Ciò non per velleità, bensì per la chiara comprensione di ciò che ci si attende da noi: il che non vuol dire che dobbiamo accontentare qualcuno a tutti i costi; vuol dire semplicemente che siamo convinti di una verità lapalissiana: ogni costume é caratteristico di un’epoca e perciò riteniamo una remora l’ancoraggio ad espressioni che se avevano una ragion d’essere in un ben preciso contesto, oggi quella ragione non hanno più.

Del costume fanno parte le manifestazioni coreografiche, i contraddittori formalismi egualitari di contro all’inquadramento gerarchico, certo populismo e travaglismo caratteristici delle venature socialistiche inerenti ad ogni regime di massa.

Del costume fanno parte ancora teschi e bombe a mano, pugnali e saluti a braccio teso (più o meno fuori ordinanza), il voi, il lei, il tu usati come espressione di conformismo o di anticonformismo.

Tutto ciò é estraneo allo stile, ossia a ciò che noi intendiamo esprimere. É noto che taluni individui del costume, cioè degli aspetti puramente formali, che noi vogliamo scrollarci di dosso, ne facciano invece un pregio, sicché un uomo che sia capace degli atteggiamenti più caratteristici del costume si ritiene spesso “uomo di sicura fede”, anche se poi non é capace -nella sua limitatezza mentale- di portare la “sua pietra al cantiere”, o “far la guardia al bidone di benzina”.

Al contrario un uomo anticonformista di granitica fede e di vivace intelligenza, ma che rifugga dall’esteriorità, è considerato poco meno che un eretico o un tiepido, quando invece potrebbe essere un valido elemento nella lotta di oggi per l’affermazione della nostra idea.

É stile nostro, invece, quel “realismo eroico” che mira con lucidità cristallina all’essenziale in tutto.

Culto della verità, azione non fine a sé stessa, ma mirante ad un fine predeterminato, e non da impulsi emotivi; fedeltà ad un’idea ed a coloro che la incarnano; adesione a principî di ordine, di disciplina, di gerarchia ed ancora amore per la lotta anche se ad armi impari; ripudio di ogni imbelle ed utopistico pacifismo e certezza della benefica e naturale ineguaglianza degli uomini.

Tra stile e costume la scelta deve essere univoca.

Uomini in una “società di uomini”: facitori di storia e non di aneddoti. Uomini in possesso di quella tanto disindividualizzata personalità, da essere assunti come “tipo”; da essere additati da chiunque, a prima vista, come “uomini del movimento nazionalrivoluzionario”.

Con questo, speriamo di aver chiarito una volta per tutte l’atteggiamento e le finalità da conseguire.

Centro Studi Ordine Nuovo

(Segreteria Pino Rauti)

POLITICA
IL M.P. ORDINE NUOVO A TORINO
18 febbraio 2008


LUCIANO VIOLANTE
il Torquemada rosso

 

IL M.P. ORDINE NUOVO A TORINO
di Salvatore Francia


La Reggenza provinciale del M.P. Ordine Nuovo di Torino -in anticipo sulle altre Reggenze- si rese conto di cosa pensava realizzare il Sistema, comprese (si era intuito fin dai tempi di De Lorenzo che il “sistema” intendeva creare le condizioni di contrapposizione fra gli opposti extraparlamentarismi…), che il progetto prevedeva anche l'utilizzazione di elementi e formazioni, possibilmente, dell'area -certo non omogenea- definita di destra, in attività di neutralizzazione di elementi e movimenti di sinistra, e viceversa). Successivamente sarebbe stata loro attribuita la responsabilità dell'annientamento della sinistra (...come se l'operazione fosse stata possibile e semplice...!) e quindi, a sua volta, messa in condizioni di non nuocere.

Con garanzia di sopravvivenza per la partitocrazia, dei suoi epigoni corrotti e corruttori, con garanzia di perpetuazione dei trattati internazionali sottoscritti dalla partitocrazia, di asservimento dell'Italia agli interessi della N.A.T.O. e dell'O.N.U., strumenti politico-militari degli U.S.A. e dei loro interessi nel mondo.

Fu ritenuto fosse doveroso sottrarsi a quella logica micidiale quanto criminale. Da questa considerazione derivò la decisione di andare in montagna nel caso il Sistema avesse deciso di portare avanti il suo progetto di provocazione sino a rischiare la guerra civile.

Nella fase preparatoria, nelle intenzioni, andare in montagna -in caso di golpe- significava conoscere la montagna per poter affrontare eventuali vie di evacuazione di quanti avessero rifiutato di essere coinvolti nei giochi del Sistema. L'evacuazione era prevista verso la Francia e, per la vicinanza del confine, della facile possibilità di isolamento dell'intera vallata, fu scelta la Valle di Susa. I militanti e gli aderenti sarebbero stati messi al corrente di questo piano solo se si fossero presentate le condizioni di emergenza. Erano ovvie le condizioni di estrema riservatezza. Le gite di fine settimana nelle diverse zone avevano questo scopo.

I famosi campeggi del 1970 e del 1972, assurdamente definiti paramilitari, hanno avuto quindi lo scopo esclusivo di sottrarsi ad un eventuale scontro con le sinistre, a nome e per conto del Sistema e della N.A.T.O., e quello di evacuare verso la Francia quanti lo avessero desiderato.

Luciano Violante, magistrato militante nell'estremismo comunista di Potere Operaio, a suo tempo perse un’occasione unica di capire cosa stava succedendo in Italia: indubbiamente la sua non é stata trascurabile collaborazione al progetto U.S.A.-N.A.T.O. che, solo più tardi, dopo l'esperienza quasi decennale di peregrinazioni -fra carceri ed esilio- attraverso l'Europa di numerosi militanti ordinovisti, si é compreso quanto fosse vasto ed articolato.

Nel frattempo il Centro di Torino approfondisce lo studio ed i termini della socializzazione corporativa con una serie di ipotesi istituzionali assolutamente innovative nel contesto politico italiano ed europeo, in alcuni punti ispirate dalle intuizioni del primo falangismo spagnolo. Le tesi torinesi avrebbero dovuto -logicamente e doverosamente- passare al vaglio del dibattito interno prima ed esterno in un secondo momento, quando fosse stata verificata la validità di quelle linee eterodosse che volevano la rappresentanza popolare articolata -su base corporativa- su una selezione che seguisse la linea verticale azienda-comune-provincia-regione-camera nazionale dell'economia e della produzione; la socializzazione integrale delle aziende (realizzando, in fondo, un principio che fu già di Mazzini) che voleva nelle stesse mani lavoro-capitale-mezzi di produzione; nazionalizzazione del sistema bancario e degli istituti finanziari, loro ristrutturazione e creazione delle banche corporative, ognuna facente capo ad un determinato settore produttivo che raccogliesse tutte le attività ad esso connesse, coordinate dalla banca centrale; attribuzione allo Stato della programmazione delle attività produttive in collaborazione con le corporazioni, preposte alla loro realizzazione; azzeramento della sovrastruttura fiscale, con prelievo del fabbisogno direttamente dalle banche corporative (che gestiscono tutte le risorse finanziarie del proprio settore), la cui proprietà é di tutti gli addetti al rispettivo settore di produzione: il prelievo avverrebbe, sulla base di criteri prestabiliti, ai diversi livelli di gestione (azienda, comune, provincia, regione, Stato) ognuno responsabile del proprio livello di attribuzioni; ricerca delegata all'Università, in stretta connessione con i settori produttivi; gratuità di tutti i livelli di studio, seguendo un giusto criterio di selezione (che tenga conto della volontà, dell'intelligenza, dell'impegno, dell'interesse culturale e professionale) istituendo in ogni località vere e proprie cittadelle dello studio e della ricerca dotate dei più moderni strumenti, di alloggi e mense per gli studenti; attribuzione a chi si dedica allo studio di una gratificazione economica che possa compensare le famiglie di provenienza dei mancati introiti da lavoro del congiunto impegnato in attività di studio; abolizione del servizio di leva, istituzione del volontariato non professionale (limitato ad ufficiali e sottufficiali), inserimento dello studio delle materie di interesse militare in ogni grado della scuola e dell'università, con brevi periodi di addestramento, rendere consapevoli i cittadini della necessità di dotarsi degli strumenti necessari alla difesa del territorio in cui vivono -dagli eventuali pericoli interni- e dello Stato-Nazione-Europa di cui fanno parte. Si cercava di elaborare un modulo organizzativo che potesse facilmente -espandendosi- essere adottato da tutti i Paesi europei.

Ordine Nuovo é stato una fucina di idee che hanno saputo forgiare minoranze politiche con una propria originale connotazione rivoluzionaria: forse é questa la ragione per la quale, dopo tanti anni dal suo scioglimento, Ordine Nuovo continua ad essere attaccato, criminalizzato, demonizzato da quanti vedono nella continuità e nello sviluppo del sistema capitalistico-liberale, la fonte delle proprie personali fortune.

Non si può escludere che il cosiddetto documento dal titolo "Appunti per una teoria dell'organizzazione", arbitrariamente attribuito a Salvatore Francia, documento che ha fornito la motivazione ufficiale della condanna a cinque anni di carcere per "cospirazione politica", sia stato confezionato da un qualche servizio preposto all'azione di provocazione ed intossicazione, e fatto recapitare anonimamente all'allora sindaco comunista di Torino Diego Novelli.

Luciano Violante, e come lui molti altri magistrati comunisti militanti in Magistratura Democratica, riuscì a non capire nulla, in quanto implicitamente quanto inconsciamente complice di una strategia che avrebbe distrutto la sua parte politica a livello planetario.

La lettura della sentenza del processo celebratosi a Torino contro il M.P. Ordine Nuovo é illuminante: anche in questo caso le motivazioni sono risibili,[1] inconsistenti, pretestuose, per di più basate sulla attribuzione falsa di elementi assolutamente inesistenti, il tutto montato ad arte secondo la tecnica molto diffusa (é stato fatto rilevare anche al dott. Pierluigi Vigna di Firenze) di voler inquadrare i fatti e la loro interpretazione in modo da dimostrare un teorema precostituito, nella incapacità -in senso proprio o per malafede- di guardare obiettivamente, con distacco e serenità di giudizio i fatti e trarne una legittima interpretazione.

Significativa, a questo scopo, l'interpretazione data da Violante alla storia dei campeggi svoltisi in alta Valle di Susa nell'agosto del 1970 e del 1972, senza alcuna spiegazione e senza prova alcuna definiti paramilitari.

Disse una volta Pino Rauti che, ovunque fosse stato un ordinovista, là sarebbe continuato a vivere Ordine Nuovo.

Di ordinovisti ce ne sono, tanti. Oggi, forse più di quando potevano ancora organizzarsi ed esprimersi liberamente.

[1]Nel corso della sua requisitoria il P.M. dott. Vincenzo Pochettino motiverà la sua richiesta di condanna con il fatto che il M.P. Ordine Nuovo di Torino rappresentava "...un pericolo di pericolo..." per le istituzioni; che il "documento" arbitrariamente attribuito a Salvatore Francia non aveva importanza non fosse stato trovato nel corso delle 1.500 perquisizioni ordinate dal G.I. dott. Luciano Violante, perchè "comunque" era sicuro che il Francia ne fosse venuto a conoscenza e ne avesse fatto uso, affermazioni assolutamente campate in aria, non supportate non solo da prove o testimonianze, ma neanche da indizi...! Inutile sottolineare che nessun Tribunale, che non fosse brutalmente condizionato politicamente, avrebbe potuto accettare di costruire un processo per "cospirazione politica mediante associazione", sulla base della fotocopia di un "documento" anonimo giunto in forma anonima -secondo le sue affermazioni- al sindaco comunista di Torino dott. Diego Novelli, che non ha neppure saputo indicare da quale località gli sarebbe stato spedito... Il perito calligrafo del Tribunale, Aurelio Ghio -che qualche anno più tardi sarà processato e condannato per una sua falsa perizia nella vicenda relativa al "Corvo" di Palermo- stilerà una sconclusionata "perizia" ad usum delphini (sempre su una fotocopia...) che...confermerà quanto doveva confermare...




FOTOGRAFIA INEDITA IN ANTEPRIMA ASSOLUTA: la prova del
pericoloso "campeggio paramilitare" dell'agosto 1972 sui ruderi
del forte Pramand in Valle di Susa. Nella foto, da sinistra a destra:
Giuseppe Stasi - Alberto Isoardi - Adriana Pontecorvo - Vittorio Ambrosini - Bruna Mura - Piero Gibbin - Salvatore Francia
Da sottolineare il fatto che Bruna Mura, amica di Adriana, non si era mai interessata di politica e non aveva mai messo piede nella sede di Ordine Nuovo.
Le condanne, pesantissime,  saranno per "cospirazione politica". Violante, giudice istruttore, farà una rapida carriera politica, che lo porterà fino a ricoprire la terza carica dello Stato: Presidente della Camera dei Deputati. Sulla pelle di persone contro le quali non nutriva senso di giustizia, ma odio di parte. 

POLITICA
PRIME NOTE SULLA NASCITA DI O.N.
12 febbraio 2008

  Pino Rauti


"Ordine Nuovo" nasce nel 1954 come rivista, espressione di una corrente giovanile interna al M.S.I., dopo le vivaci contestazioni alla gestione di Arturo Michelini, verificatasi clamorosamente in occasione del Congresso di Milano.

Nel '56 si forma, attorno alla rivista il Centro Studi "Ordine Nuovo", con il compito di definire l'assetto dottrinario e di formare i quadri della "rivoluzione conservatrice" italiana. Dopo dieci anni di attività, ed in occasione del Convegno di Palazzo Brancaccio -nel 1966, a Roma, con la partecipazione di circa 700 quadri periferici- il Centro Studi assume la denominazione di Centro Politico Ordine Nuovo, ritenendosi sufficientemente avanzata la seconda fase e giunto il momento della preparazione all'impegno politico diretto.

Nel 1967 si realizza il Convegno di Pissignano sul Trasimeno, nel corso del quale viene formulato il "Primo manifesto programmatico per l'OrdineNuovo". Segue il Convegno tenutosi nella sede della rivista "L'Orologio" di Roma, nel corso del quale ci si pone il problema del cosa fare in occasione delle elezioni politiche del 1968. Rauti pose l'alternativa: partecipare alle elezioni con delle proprie liste -ma non se ne avevano i mezzi- o parteciparvi con la proposta della "scheda bianca".

La prima ipotesi non vedeva pronto il C.P. Ordine Nuovo neanche dal punto di vista tecnico-organizzativo della materiale possibilità della raccolta delle firme, necessarie per la presentazione delle liste, nè da quello del richiesto impegno finanziario.

Fu scelta unanimemente la seconda opzione: era più percorribile, e coerente con la linea antipartitica ed antisistema più volte ribadita. Fu lanciata, quindi, la campagna elettorale per la scheda bianca, che immediatamente fu qualificata come iniziativa del Centro Politico Ordine Nuovo. Le segreterie di tutti i partiti sembrarono perdere la testa, e reagirono con una massiccia azione di propaganda, il cui tema centrale era "Votate per chi volete, ma non votate scheda bianca". Sorprese che perfino il P.C.I. fu fra i più accaniti sostenitori di quell’azione.

La campagna per la scheda bianca ebbe un successo insperato e suonò come un campanello d'allarme per il sistema dei partiti che, già allora, venivano definiti "corrotti e corruttori".

Si può supporre, legittimamente, che nascessero dalla situazione determinatasi con il massiccio manifestarsi dello scontento degli italiani -nei riguardi dei partiti- le pesanti pressioni, le non tanto implicite minacce, operate dal sistema sulla segreteria Rauti, perché Ordine Nuovo entrasse nel M.S.I..

Considerazioni su Ordine Nuovo

Il 1968 fu l'anno delle elezioni politiche in cui Ordine Nuovo -ancora retto dalla segreteria di Pino Rauti- promosse e condusse con successo la campagna per la scheda bianca. La campagna elettorale richiese uno sforzo immane di volontariato da parte di tutti i militanti, con distribuzione di volantini, affissione di innumerevoli manifesti quasi tutti fatti a mano -con un dispiego eccezionale di fantasia e humor-, comizi volanti, comizio di chiusura della campagna elettorale nella prestigiosa piazza S. Carlo di Torino. Il Piemonte, una delle regioni in cui l'antifascismo era riuscito maggiormente ad imporsi e per questa ragione considerata una delle più difficili alla diffusione di idee controcorrente, registrò il più alto quoziente di schede bianche d'Italia.

Il costo di quella campagna elettorale –solo in Piemonte, secondo i dati disponibili- fu inferiore alle 500.000 lire, ma rappresentò ugualmente un grande sacrificio.

Il Centro Politico Ordine Nuovo, primo e più importante movimento extraparlamentare in Italia e forse in Europa, con i suoi 12.000 militanti ed aderenti, condusse senza grandi problemi la campagna per la scheda bianca.


Manifesto per la scheda bianca piemontese:
disegno del militante Augusto Betocchi
fotolito del simpatizzante Luciano Savelli
Stampa: Italgrafica
Pagato da Adriana Pontecorvo

Il lavoro di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul tema dell'ingerenza dei partiti nella gestione dello Stato e dell'economia, con la proliferazione di una classe politica corrotta e corruttrice, fu condotto brillantemente e, come si é detto, portò a risultati lusinghieri.

Troppo.
Ordine Nuovo sconvolse la geografia della distribuzione del potere all'interno del Sistema, innescando un procedimento di identificazione dell'opinione pubblica in chiave anti-partitocratica.

Presto le conseguenze si sarebbero fatte sentire.

Per uno strano processo di rimozione, quanto mai sospetto per la sua totalità, il futuro politico italiano vedrà recepiti in pieno i temi portanti della campagna ordinovista del 1968 per la scheda bianca, vedrà la partitocrazia crollare sotto i colpi della propria corruzione, vedrà corrotti e corruttori -sia pure in minima parte- finalmente indicati come tali, ma non si troverà nessuno con la memoria tanto onesta da ricordare l'iniziativa ordinovista.

Dalla campagna elettorale del 1968 é emersa anche un'altra caratteristica ordinovista (o ordinoviana, definizione preferita da Clemente Graziani): il C.P. Ordine Nuovo si é opposto al corrotto Regime partitocratico ed in nessun momento é stato colpito da crisi anticomuniste: il P.C.I. é stato criticato quale componente del Sistema, non in quanto comunista. Questo fatto avrà una grande importanza nel determinare l'attacco che il Sistema porterà avanti contro quella parte -preponderante- di Ordine Nuovo che ha rifiutato di farsi integrare nel Sistema o strumentalizzare dallo stesso, nell'orchestrazione dell'assurdo processo politico svoltosi a Roma, con gli altri che verranno in tutta Italia, processi che non vedranno mai il M.P.Ordine Nuovo condannato per fatti di sangue.

Nell'aprile del 1969 si tenne a Roma una riunione del Direttorio Nazionale, nel corso della quale venne ribadito all'unanimità di non accettare l'invito di Almirante ad entrare nel M.S.I., ma a sorpresa, nel mese di giugno dello stesso anno, Rauti ed una minoranza di dirigenti centrali e periferici, imposero un cambiamento di rotta: si trattava con Almirante.

Nell'autunno del '69, a sorpresa, viene ufficialmente annunciato da un comunicato stampa che "Il Centro Politico Ordine Nuovo si scioglieva e fondeva con il M.S.I.". Si determinò quasi una situazione di insurrezione interna: l'accordo Rauti-Almirante non venne accettato dalla stragrande maggioranza delle Reggenze provinciali e dei 12.000 militanti che contava Ordine Nuovo, che si organizzò in Movimento Politico Ordine Nuovo per iniziativa di Roberto Besutti, Leone Mazzeo, Elio Massagrande e di Clemente Graziani che ne assumeva la Segreteria nazionale.

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