.
Annunci online

ordinenuovo
DOCUMENTI PER SFATARE, IGNORANZA, MALAFEDE, PREGIUDIZIO , PRECONCETTO, CARRIERISMI, DIKTAT DI OGNI SORTA E DI OGNI DOVE, FALSITA'
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte



"Non è mai morto
ciò che è eterno"

POLITICA
RICORDO DI NANDO PENSA
19 febbraio 2008
 

RICORDO DI UN INVIATO SPECIALE, MOLTO SPECIALE 

C’era una volta.
Anche questa storia potrebbe cominciare come tante altre, narrate ai bambini come se fossero frutto di fantasia, ma nelle quali gli anziani celavano –spesso con pudore- i ricordi della propria vita.
Il racconto poteva frantumarsi in tante storie minime che s’intrecciavano, si accavallavano, richiamando or l’una or l’altra dalle anse dei ricordi -senza un continuum- interrotti a volte dalle pause d’un respiro che l’emozione tratteneva.

Ricordare può essere doloroso, può essere dolce, può essere lieto, ma sempre stringe il cuore nella morsa della malinconia struggente di tutto quanto avrebbe potuto essere e non è stato. Ci emoziona la consapevolezza del tempo passato, senza averci dato il tempo di fare le cose che ci sembravano tanto importanti, tanto urgenti, tanto impellenti, così esclusivamente nostre da non poter essere realizzate da nessun altro.
Illusioni subliminali, che tali si rivelano quando è troppo tardi per continuare ad inseguirle.
Eppure, nella vita, è necessario sognare, è necessario illudersi, per quanto possa sorprenderci il risveglio.
Quando ci sveglieremo la vita sarà già passata e sogni ed illusioni ci avranno aiutati a sorvolarne gli scogli.
Quando non si riesce a sognare, quando non ci si riesce più ad illudere, ci si può sempre rifugiare nella fede.

Erano i giorni che ci avvicinavano al Natale del 1974. Ero esule a Barcellona, in Spagna, e mia madre era riuscita a raggiungermi. Il Natale e la fine d’anno non sono mai riuscito a viverli con gioia, ma sempre con l’animo turbato da una sorta di tristezza, di vuoto. Forse perché non ho mai avuto la possibilità di vivere quei giorni in famiglia, con la mia famiglia, così come l’immaginario collettivo lo vive. Non ricordo di aver mai passato un Natale con mia madre, mio padre, mio fratello, un presepe, un albero, i doni. Mancava sempre qualcuno o qualcosa.

La presenza di mia madre, in quel mio primo Natale d’esilio mi fu di conforto. Ebbi anche la sorpresa dell’arrivo di Nando Pensa -inviato speciale de “Il Giorno” di Milano- e di sua moglie, venuto ad intervistarmi su incarico del suo giornale. La sua intenzione, come mi confessò in un’altra occasione, era quella di “farmi a pezzi”.

Nando era un marxista, di madre americana e nato negli Stati Uniti, aveva fatto il servizio militare nei sommergibilisti nel Pacifico combattendo contro i giapponesi (aveva chiesto di non combattere contro gli italiani) e, ovviamente, antifascista. Rimase tre giorni a Barcellona, imparò a conoscermi, diventammo amici, ripartì abbracciandomi commosso. Ci saremmo spesso sentiti per telefono, seguì attentamente tutte le fasi del processo di primo e di secondo grado contro il M. P. Ordine Nuovo a Torino, procurò puntualmente le copie degli atti processuali e riuscì a darmi spesso notizie di Adriana.

Passarono gli anni, il mio esilio continuava, vivevo in quell’epoca ad Algeciras, sull’altro lato della baia che porta lo stesso nome, di fronte a Gibilterra.

Dalla stiva della nave “Olterra” bloccata ad un molo del porto di Algeciras erano partiti gli “Uomini Rana” della Marina Militare italiana per violare la munitissima base di Gibilterra, facendo impazzire i “servizi” inglesi che non riuscivano a capire da dove arrivassero quei sabotatori. Azioni che sarebbero entrate nella leggenda della marineria di tutto il mondo, poco conosciute dagli italiani. Forse qualcuno le avrà viste narrate in film come "I Sette dell'Orsa Maggiore" o ancora ne "La Donna che venne dal mare", interpretato da un ottimo ed ancora patriottico Vittorio De Sica e dalla brava e bella Sandra Milo, per la regia di Francesco De Robertis.

In un giorno d’autunno suonarono alla porta di casa e, con mia grande sorpresa, all’aprire mi trovai davanti Nando Pensa.
Dopo brevi convenevoli mi spiegò che era riuscito a sapere da mia madre come fare per riuscire a raggiungermi. Di Nando potevo fidarmi, ma avrei preferito, comunque, che mia madre mi avesse preventivamente informato e che fossi stato io a decidere sul dove, sul come e sul quando. Ormai era troppo tardi per recriminare e Nando ubicò la sua intervista a Sfax, in Tunisia…

L’Italia reclamava ancora la mia estradizione, mi trovavo in Spagna in una situazione molto precaria e la mia presenza era tollerata -in regime di libertà vigilata- solo perché avevo presentato l'ennesima richiesta d’asilo politico al Governo spagnolo e all'U.N.H.C.R. dell'O.N.U., ed ero in attesa di una risposta.
L’intervista che aveva motivato la sua visita ad Algeciras era stata un pretesto, ma lo seppi solo dopo circa sei mesi.

Nando mi aveva chiesto di procurargli della documentazione sui “Serenos” una sorta di guardie notturne, un'istituzione nella Spagna di Franco, guardie amate e rispettate dalla popolazione, agenti in pensione che giravano i quartieri in bicicletta e davano sicurezza alla gente.
Telefonai a Milano per parlargli dei Serenos e delle “Guardie rurali” (altro argomento che gli interessava per una rivista che avrebbe dovuto essere pubblicata), chiesi di lui, mi rispose sua figlia e mi sentii dire che Nando era morto.

Seppi più tardi da Adriana che, sapendo di dover morire, era venuto ad Algeciras per salutarmi un’ultima volta e che in punto di morte avrebbe detto a chi gli stava vicino di salutare per lui i due suoi amici Adriana e Salvatore.

Avevamo perso un amico.

Un amico testone che insisteva a credere che le mie idee fossero influenzate dallo shock derivato dal fatto che mio padre fosse stato fucilato dai partigiani quando avevo solo sette anni.
No, Nando.
Ho saputo di mio padre quando “il dado era già stato tratto”, quando la mia scelta era già stata fatta, forse perché già scritta nel mio DNA.
Un’importante conseguenza –fra le tante che hanno influenzato la mia vita- la morte di mio padre l’ha avuta ed è il fare emergere –forse oltre misura- il senso del dovere e della responsabilità.
Mia madre non mi ha mai parlato delle scelte fatte da mio padre se non quando io avevo già fatto le mie ed i miei ricordi degli anni di guerra risalivano a quando ero troppo giovane per capire, per dare un senso a quanto mi accadeva intorno. I ricordi, di fatti sia pur vissuti intensamente, non potevano darmi delle spiegazioni storiche ed ancor meno politiche.
Erano i ricordi come di un “osservatore”, di qualcuno che avesse vissuto il periodo della guerra dall’esterno. Una sensazione che mi accadrà di sentire più volte nel corso della mia vita, una sorta di distacco dalla realtà che mi ha permesso di non essere coinvolto laddove non lo volessi, un modo di sentire che era quasi un “non sentire” che mi ha consentito vivere in circostanze dove forse anche la sopravvivenza era difficile.
No, prima di fare le mie scelte politiche, culturali, esistenziali, non sapevo che la mia esistenza sarebbe stata condizionata dalla guerra civile, non potevo immaginare che sarebbe stata un’interminabile faticosa salita.
Non sapevo neppure che l’avrei comunque affrontata e percorsa con determinazione, qualsiasi masso ci fosse stato da rimuovere o da sospingere.

Non sapevo che ogni passo compiuto, ogni ostacolo superato, ogni approssimarsi alla cima, che è pur sempre anche il traguardo della vita, sarebbero state le difficoltà, gli ostacoli, i dirupi superati ad aver dato significato all’esistenza, a non aver reso vano il passaggio.

Salvatore Francia


POLITICA
IL M.P. ORDINE NUOVO A TORINO
18 febbraio 2008


LUCIANO VIOLANTE
il Torquemada rosso

 

IL M.P. ORDINE NUOVO A TORINO
di Salvatore Francia


La Reggenza provinciale del M.P. Ordine Nuovo di Torino -in anticipo sulle altre Reggenze- si rese conto di cosa pensava realizzare il Sistema, comprese (si era intuito fin dai tempi di De Lorenzo che il “sistema” intendeva creare le condizioni di contrapposizione fra gli opposti extraparlamentarismi…), che il progetto prevedeva anche l'utilizzazione di elementi e formazioni, possibilmente, dell'area -certo non omogenea- definita di destra, in attività di neutralizzazione di elementi e movimenti di sinistra, e viceversa). Successivamente sarebbe stata loro attribuita la responsabilità dell'annientamento della sinistra (...come se l'operazione fosse stata possibile e semplice...!) e quindi, a sua volta, messa in condizioni di non nuocere.

Con garanzia di sopravvivenza per la partitocrazia, dei suoi epigoni corrotti e corruttori, con garanzia di perpetuazione dei trattati internazionali sottoscritti dalla partitocrazia, di asservimento dell'Italia agli interessi della N.A.T.O. e dell'O.N.U., strumenti politico-militari degli U.S.A. e dei loro interessi nel mondo.

Fu ritenuto fosse doveroso sottrarsi a quella logica micidiale quanto criminale. Da questa considerazione derivò la decisione di andare in montagna nel caso il Sistema avesse deciso di portare avanti il suo progetto di provocazione sino a rischiare la guerra civile.

Nella fase preparatoria, nelle intenzioni, andare in montagna -in caso di golpe- significava conoscere la montagna per poter affrontare eventuali vie di evacuazione di quanti avessero rifiutato di essere coinvolti nei giochi del Sistema. L'evacuazione era prevista verso la Francia e, per la vicinanza del confine, della facile possibilità di isolamento dell'intera vallata, fu scelta la Valle di Susa. I militanti e gli aderenti sarebbero stati messi al corrente di questo piano solo se si fossero presentate le condizioni di emergenza. Erano ovvie le condizioni di estrema riservatezza. Le gite di fine settimana nelle diverse zone avevano questo scopo.

I famosi campeggi del 1970 e del 1972, assurdamente definiti paramilitari, hanno avuto quindi lo scopo esclusivo di sottrarsi ad un eventuale scontro con le sinistre, a nome e per conto del Sistema e della N.A.T.O., e quello di evacuare verso la Francia quanti lo avessero desiderato.

Luciano Violante, magistrato militante nell'estremismo comunista di Potere Operaio, a suo tempo perse un’occasione unica di capire cosa stava succedendo in Italia: indubbiamente la sua non é stata trascurabile collaborazione al progetto U.S.A.-N.A.T.O. che, solo più tardi, dopo l'esperienza quasi decennale di peregrinazioni -fra carceri ed esilio- attraverso l'Europa di numerosi militanti ordinovisti, si é compreso quanto fosse vasto ed articolato.

Nel frattempo il Centro di Torino approfondisce lo studio ed i termini della socializzazione corporativa con una serie di ipotesi istituzionali assolutamente innovative nel contesto politico italiano ed europeo, in alcuni punti ispirate dalle intuizioni del primo falangismo spagnolo. Le tesi torinesi avrebbero dovuto -logicamente e doverosamente- passare al vaglio del dibattito interno prima ed esterno in un secondo momento, quando fosse stata verificata la validità di quelle linee eterodosse che volevano la rappresentanza popolare articolata -su base corporativa- su una selezione che seguisse la linea verticale azienda-comune-provincia-regione-camera nazionale dell'economia e della produzione; la socializzazione integrale delle aziende (realizzando, in fondo, un principio che fu già di Mazzini) che voleva nelle stesse mani lavoro-capitale-mezzi di produzione; nazionalizzazione del sistema bancario e degli istituti finanziari, loro ristrutturazione e creazione delle banche corporative, ognuna facente capo ad un determinato settore produttivo che raccogliesse tutte le attività ad esso connesse, coordinate dalla banca centrale; attribuzione allo Stato della programmazione delle attività produttive in collaborazione con le corporazioni, preposte alla loro realizzazione; azzeramento della sovrastruttura fiscale, con prelievo del fabbisogno direttamente dalle banche corporative (che gestiscono tutte le risorse finanziarie del proprio settore), la cui proprietà é di tutti gli addetti al rispettivo settore di produzione: il prelievo avverrebbe, sulla base di criteri prestabiliti, ai diversi livelli di gestione (azienda, comune, provincia, regione, Stato) ognuno responsabile del proprio livello di attribuzioni; ricerca delegata all'Università, in stretta connessione con i settori produttivi; gratuità di tutti i livelli di studio, seguendo un giusto criterio di selezione (che tenga conto della volontà, dell'intelligenza, dell'impegno, dell'interesse culturale e professionale) istituendo in ogni località vere e proprie cittadelle dello studio e della ricerca dotate dei più moderni strumenti, di alloggi e mense per gli studenti; attribuzione a chi si dedica allo studio di una gratificazione economica che possa compensare le famiglie di provenienza dei mancati introiti da lavoro del congiunto impegnato in attività di studio; abolizione del servizio di leva, istituzione del volontariato non professionale (limitato ad ufficiali e sottufficiali), inserimento dello studio delle materie di interesse militare in ogni grado della scuola e dell'università, con brevi periodi di addestramento, rendere consapevoli i cittadini della necessità di dotarsi degli strumenti necessari alla difesa del territorio in cui vivono -dagli eventuali pericoli interni- e dello Stato-Nazione-Europa di cui fanno parte. Si cercava di elaborare un modulo organizzativo che potesse facilmente -espandendosi- essere adottato da tutti i Paesi europei.

Ordine Nuovo é stato una fucina di idee che hanno saputo forgiare minoranze politiche con una propria originale connotazione rivoluzionaria: forse é questa la ragione per la quale, dopo tanti anni dal suo scioglimento, Ordine Nuovo continua ad essere attaccato, criminalizzato, demonizzato da quanti vedono nella continuità e nello sviluppo del sistema capitalistico-liberale, la fonte delle proprie personali fortune.

Non si può escludere che il cosiddetto documento dal titolo "Appunti per una teoria dell'organizzazione", arbitrariamente attribuito a Salvatore Francia, documento che ha fornito la motivazione ufficiale della condanna a cinque anni di carcere per "cospirazione politica", sia stato confezionato da un qualche servizio preposto all'azione di provocazione ed intossicazione, e fatto recapitare anonimamente all'allora sindaco comunista di Torino Diego Novelli.

Luciano Violante, e come lui molti altri magistrati comunisti militanti in Magistratura Democratica, riuscì a non capire nulla, in quanto implicitamente quanto inconsciamente complice di una strategia che avrebbe distrutto la sua parte politica a livello planetario.

La lettura della sentenza del processo celebratosi a Torino contro il M.P. Ordine Nuovo é illuminante: anche in questo caso le motivazioni sono risibili,[1] inconsistenti, pretestuose, per di più basate sulla attribuzione falsa di elementi assolutamente inesistenti, il tutto montato ad arte secondo la tecnica molto diffusa (é stato fatto rilevare anche al dott. Pierluigi Vigna di Firenze) di voler inquadrare i fatti e la loro interpretazione in modo da dimostrare un teorema precostituito, nella incapacità -in senso proprio o per malafede- di guardare obiettivamente, con distacco e serenità di giudizio i fatti e trarne una legittima interpretazione.

Significativa, a questo scopo, l'interpretazione data da Violante alla storia dei campeggi svoltisi in alta Valle di Susa nell'agosto del 1970 e del 1972, senza alcuna spiegazione e senza prova alcuna definiti paramilitari.

Disse una volta Pino Rauti che, ovunque fosse stato un ordinovista, là sarebbe continuato a vivere Ordine Nuovo.

Di ordinovisti ce ne sono, tanti. Oggi, forse più di quando potevano ancora organizzarsi ed esprimersi liberamente.

[1]Nel corso della sua requisitoria il P.M. dott. Vincenzo Pochettino motiverà la sua richiesta di condanna con il fatto che il M.P. Ordine Nuovo di Torino rappresentava "...un pericolo di pericolo..." per le istituzioni; che il "documento" arbitrariamente attribuito a Salvatore Francia non aveva importanza non fosse stato trovato nel corso delle 1.500 perquisizioni ordinate dal G.I. dott. Luciano Violante, perchè "comunque" era sicuro che il Francia ne fosse venuto a conoscenza e ne avesse fatto uso, affermazioni assolutamente campate in aria, non supportate non solo da prove o testimonianze, ma neanche da indizi...! Inutile sottolineare che nessun Tribunale, che non fosse brutalmente condizionato politicamente, avrebbe potuto accettare di costruire un processo per "cospirazione politica mediante associazione", sulla base della fotocopia di un "documento" anonimo giunto in forma anonima -secondo le sue affermazioni- al sindaco comunista di Torino dott. Diego Novelli, che non ha neppure saputo indicare da quale località gli sarebbe stato spedito... Il perito calligrafo del Tribunale, Aurelio Ghio -che qualche anno più tardi sarà processato e condannato per una sua falsa perizia nella vicenda relativa al "Corvo" di Palermo- stilerà una sconclusionata "perizia" ad usum delphini (sempre su una fotocopia...) che...confermerà quanto doveva confermare...




FOTOGRAFIA INEDITA IN ANTEPRIMA ASSOLUTA: la prova del
pericoloso "campeggio paramilitare" dell'agosto 1972 sui ruderi
del forte Pramand in Valle di Susa. Nella foto, da sinistra a destra:
Giuseppe Stasi - Alberto Isoardi - Adriana Pontecorvo - Vittorio Ambrosini - Bruna Mura - Piero Gibbin - Salvatore Francia
Da sottolineare il fatto che Bruna Mura, amica di Adriana, non si era mai interessata di politica e non aveva mai messo piede nella sede di Ordine Nuovo.
Le condanne, pesantissime,  saranno per "cospirazione politica". Violante, giudice istruttore, farà una rapida carriera politica, che lo porterà fino a ricoprire la terza carica dello Stato: Presidente della Camera dei Deputati. Sulla pelle di persone contro le quali non nutriva senso di giustizia, ma odio di parte. 

sfoglia
       marzo