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"Non è mai morto
ciò che è eterno"

POLITICA
CON IL M.P. ORDINE NUOVO
18 febbraio 2008
  CON IL M.P. ORDINE NUOVO

Torna l'entusiasmo e la volontà di impegnarsi sempre più a fondo nell'azione politica. Malgrado le enormi difficoltà organizzative -quasi un collasso- seguite all'operazione Rauti-Almirante, si ricostituiscono le Reggenze Provinciali, si ricostruisce il movimento, si avvia la pubblicazione del periodico "Ordine Nuovo azione": distribuzione militante ma anche nelle edicole delle 30.000 copie di tiratura, con risultati esaltanti. Il finanziamento é garantito dall'impegno di tutte le Reggenze provinciali a ritirare e pagare un certo numero di copie. Si organizzano convegni e conferenze, si sviluppa un'azione di propaganda senza precedenti, si tengono comizi.

All'interno del M.S.I., nel frattempo, Rauti pubblica la rivista "Ordine Nuovo" che, nel secondo numero, riporta una bozza di "Costituzione per lo Stato dell'Ordine Nuovo": questo lavoro, coordinato da Rutilio Sermonti, é il primo ed unico tentativo di formulazione di una Costituzione alternativa che si possa registrare nel secondo dopoguerra. Non é completa, viene rimandato l'approfondimento della parte relativa all'organizzazione dell'economia, della produzione, della socializzazione. Clemente Graziani ritiene che questa Costituzione dovrebbe essere "più rivoluzionaria, sfrondata di qualche residuo borghese che vi si intravvede", mentre Adriano Romualdi, con un suo intervento sul terzo numero della rivista, la vorrebbe più incisiva sul piano etnico-razziale.

Con la progressiva affermazione del M.P.Ordine Nuovo, Rauti cessa le pubblicazioni della sua rivista e si dissocia ufficialmente -con un atto notarile, per quando viene comunicato- dall'operato del movimento guidato da Graziani.

Sicuramente Rauti subisce delle pressioni, e dal suo punto di vista ritiene di doverle accettare.

Il "sistema" adotta immediatamente azioni difensive, della messa in opera delle quali si incarica la Procura della Repubblica di Roma, istruendo un procedimento penale sulla base dell'accusa di "Tentata ricostituzione del disciolto partito fascista". L'accusa rasenta i limiti della demenza politica, oltre a stravolgere i più elementari principi di diritto: il Pubblico Ministero, dott. Vittorio Occorsio, deve tirare in ballo addirittura il Trattato di Pace ed afferma testualmente: "Non possiamo aspettare che questo movimento prenda il potere prima di metterlo fuori legge". Il M.P.Ordine Nuovo produce la memoria "Processo alle idee", di Clemente Graziani, mentre tutti gli imputati -quelli che effettivamente facevano parte del movimento- si rifiutano di rispondere alle domande della corte, limitandosi a declinare le proprie generalità accompagnate dalla posizione di "militante" o di "dirigente", rasentando l'oltraggio alla Corte.

Gli avvocati si battono da leoni, ma tutti sanno che ogni difesa é inutile, poiché dietro il processo esiste la precisa volontà politica di sbarazzarsi di un movimento che comincia a diventare ingombrante e, politicamente, potenzialmente pericoloso, visto che dimostra eccellenti qualità di mobilitazione, specialmente a livello giovanile.

Il 21 novembre 1973 viene emessa la sentenza di condanna in primo grado: fuori del Tribunale, in Piazzale Clodio, attende un carabiniere motociclista, deve ritirare una busta per il Ministro dell'Interno Paolo Emilio Taviani, già fascista e convittore gratuito al Collegio Mussolini di Pisa, borsista nella Germania hitleriana ma in seguito partigiano, quindi presidente del Corpo Volontari della Libertà. Procedura d'urgenza. Il 23 novembre viene ufficializzato con decreto che il Movimento Politico Ordine Nuovo é fuori legge, le sue sedi chiuse, i suoi beni sequestrati.

Visto l'andamento processuale la sentenza di condanna in primo grado era attesa: si pensava che ci sarebbe stato tempo di preparare una più incisiva difesa in sede di appello, di Cassazione, di Strasburgo.

Il decreto di Taviani, rendendo esecutiva una sentenza di primo grado, caso unico in tutta la storia giudiziaria italiana, e non solo italiana, blocca qualsiasi iniziativa difensiva: se ci si dovesse incontrare per studiare, per coordinare la difesa...arriverebbe -come arriveranno- altre accuse di "ricostituzione" (come avvenuto per la riunione di alcuni imputati e dei propri avvocati, a Cattolica, nel marzo del 1974).

Il Governo incarica il dottor Provenza, della Questura di Roma, di raccogliere in un rapporto tutti i procedimenti penali in corso contro militanti ordinovisti (o presunti tali...) presso le diverse Procure nazionali.

Nasce il cosiddetto "Rapporto Provenza", sulla cui base viene aperto, sempre a Roma, un altro procedimento penale -sempre per "tentata ricostituzione del disciolto partito fascista" contro "Salvatore Francia più 118".

Ci vorranno 15 anni perché il Tribunale accetti di riconoscere la validità dell'art. 90 del codice di procedura penale, che non consente di processare due volte gli imputati per lo stesso reato. Solo nel 1988 si può chiudere il secondo processo contro il M.P. Ordine Nuovo.

In Italia é diventato impossibile potersi difendere a titolo personale da accuse mosse al Movimento.

A quanti restano viene diramata la disposizione, già tacita, di non prestare assolutamente il fianco a possibili provocazioni: nessuno é autorizzato ad operare, tutti devono astenersi da un qualsiasi tipo di reazione.

Verranno tempi migliori. La storia non ha fretta. Come sempre ha sostenuto Clemente Graziani, non si può pensare a "prendere il potere": in questa fase storica il nemico é troppo forte, non ci si può porre dei limiti temporali...forse se ne riparlerà fra 50, 100, 500 anni. Cosa importa?

Si apre la stagione delle accuse più assurde e strampalate, dei processi farsa, delle carcerazioni, dell'esilio per quanti ritengono di dover continuare, se non altro sul piano della difesa processuale e storica, a tenere alte le motivazioni ideali dell'esperienza ordinovista.

I processi non si contano: qualsiasi reato più o meno connesso con la politica, con la strategia della tensione, perfino reati comuni, é buona norma attribuirlo agli ordinovisti. Passeranno anni, tanti anni perché -almeno a livello giudiziario- potrà risultare che i militanti del M.P.O.N. non sono mai stati coinvolti in fatti di sangue, in reati comuni, nella strategia della tensione. Diverso é il discorso sui condizionamenti che i media hanno costruito in accordo con il potere giudiziario, in ossequio ed obbedienza al potere politico (palese ed occulto): questo sarà estremamente difficile, forse impossibile, sradicarlo dalle coscienze di chi ha subito un martellante, incessante, pluridecennale lavaggio del cervello.

Una domanda si é posta nel tempo: Quale la decisione giusta?

Quella presa da Rauti che, malgrado i mille condizionamenti, é riuscito a sopravvivere ed a fare sopravvivere una certa Weltanshaung ordinovista, o la decisione degli intransigenti, fatti a pezzi dalla repressione del Sistema, e sopravvissuti nella loro solitudine umana, isole di riferimento sì ma non operativi politicamente?

Viene alla mente un'altra esperienza simile, quella della Falange Spagnola: quale la via giusta? Quella dell'integrazione accettata da Raimundo Fernandez Cuesta o quella pura ed intransigente di Manuel Hedilla?

POLITICA
PRIME NOTE SULLA NASCITA DI O.N.
12 febbraio 2008

  Pino Rauti


"Ordine Nuovo" nasce nel 1954 come rivista, espressione di una corrente giovanile interna al M.S.I., dopo le vivaci contestazioni alla gestione di Arturo Michelini, verificatasi clamorosamente in occasione del Congresso di Milano.

Nel '56 si forma, attorno alla rivista il Centro Studi "Ordine Nuovo", con il compito di definire l'assetto dottrinario e di formare i quadri della "rivoluzione conservatrice" italiana. Dopo dieci anni di attività, ed in occasione del Convegno di Palazzo Brancaccio -nel 1966, a Roma, con la partecipazione di circa 700 quadri periferici- il Centro Studi assume la denominazione di Centro Politico Ordine Nuovo, ritenendosi sufficientemente avanzata la seconda fase e giunto il momento della preparazione all'impegno politico diretto.

Nel 1967 si realizza il Convegno di Pissignano sul Trasimeno, nel corso del quale viene formulato il "Primo manifesto programmatico per l'OrdineNuovo". Segue il Convegno tenutosi nella sede della rivista "L'Orologio" di Roma, nel corso del quale ci si pone il problema del cosa fare in occasione delle elezioni politiche del 1968. Rauti pose l'alternativa: partecipare alle elezioni con delle proprie liste -ma non se ne avevano i mezzi- o parteciparvi con la proposta della "scheda bianca".

La prima ipotesi non vedeva pronto il C.P. Ordine Nuovo neanche dal punto di vista tecnico-organizzativo della materiale possibilità della raccolta delle firme, necessarie per la presentazione delle liste, nè da quello del richiesto impegno finanziario.

Fu scelta unanimemente la seconda opzione: era più percorribile, e coerente con la linea antipartitica ed antisistema più volte ribadita. Fu lanciata, quindi, la campagna elettorale per la scheda bianca, che immediatamente fu qualificata come iniziativa del Centro Politico Ordine Nuovo. Le segreterie di tutti i partiti sembrarono perdere la testa, e reagirono con una massiccia azione di propaganda, il cui tema centrale era "Votate per chi volete, ma non votate scheda bianca". Sorprese che perfino il P.C.I. fu fra i più accaniti sostenitori di quell’azione.

La campagna per la scheda bianca ebbe un successo insperato e suonò come un campanello d'allarme per il sistema dei partiti che, già allora, venivano definiti "corrotti e corruttori".

Si può supporre, legittimamente, che nascessero dalla situazione determinatasi con il massiccio manifestarsi dello scontento degli italiani -nei riguardi dei partiti- le pesanti pressioni, le non tanto implicite minacce, operate dal sistema sulla segreteria Rauti, perché Ordine Nuovo entrasse nel M.S.I..

Considerazioni su Ordine Nuovo

Il 1968 fu l'anno delle elezioni politiche in cui Ordine Nuovo -ancora retto dalla segreteria di Pino Rauti- promosse e condusse con successo la campagna per la scheda bianca. La campagna elettorale richiese uno sforzo immane di volontariato da parte di tutti i militanti, con distribuzione di volantini, affissione di innumerevoli manifesti quasi tutti fatti a mano -con un dispiego eccezionale di fantasia e humor-, comizi volanti, comizio di chiusura della campagna elettorale nella prestigiosa piazza S. Carlo di Torino. Il Piemonte, una delle regioni in cui l'antifascismo era riuscito maggiormente ad imporsi e per questa ragione considerata una delle più difficili alla diffusione di idee controcorrente, registrò il più alto quoziente di schede bianche d'Italia.

Il costo di quella campagna elettorale –solo in Piemonte, secondo i dati disponibili- fu inferiore alle 500.000 lire, ma rappresentò ugualmente un grande sacrificio.

Il Centro Politico Ordine Nuovo, primo e più importante movimento extraparlamentare in Italia e forse in Europa, con i suoi 12.000 militanti ed aderenti, condusse senza grandi problemi la campagna per la scheda bianca.


Manifesto per la scheda bianca piemontese:
disegno del militante Augusto Betocchi
fotolito del simpatizzante Luciano Savelli
Stampa: Italgrafica
Pagato da Adriana Pontecorvo

Il lavoro di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul tema dell'ingerenza dei partiti nella gestione dello Stato e dell'economia, con la proliferazione di una classe politica corrotta e corruttrice, fu condotto brillantemente e, come si é detto, portò a risultati lusinghieri.

Troppo.
Ordine Nuovo sconvolse la geografia della distribuzione del potere all'interno del Sistema, innescando un procedimento di identificazione dell'opinione pubblica in chiave anti-partitocratica.

Presto le conseguenze si sarebbero fatte sentire.

Per uno strano processo di rimozione, quanto mai sospetto per la sua totalità, il futuro politico italiano vedrà recepiti in pieno i temi portanti della campagna ordinovista del 1968 per la scheda bianca, vedrà la partitocrazia crollare sotto i colpi della propria corruzione, vedrà corrotti e corruttori -sia pure in minima parte- finalmente indicati come tali, ma non si troverà nessuno con la memoria tanto onesta da ricordare l'iniziativa ordinovista.

Dalla campagna elettorale del 1968 é emersa anche un'altra caratteristica ordinovista (o ordinoviana, definizione preferita da Clemente Graziani): il C.P. Ordine Nuovo si é opposto al corrotto Regime partitocratico ed in nessun momento é stato colpito da crisi anticomuniste: il P.C.I. é stato criticato quale componente del Sistema, non in quanto comunista. Questo fatto avrà una grande importanza nel determinare l'attacco che il Sistema porterà avanti contro quella parte -preponderante- di Ordine Nuovo che ha rifiutato di farsi integrare nel Sistema o strumentalizzare dallo stesso, nell'orchestrazione dell'assurdo processo politico svoltosi a Roma, con gli altri che verranno in tutta Italia, processi che non vedranno mai il M.P.Ordine Nuovo condannato per fatti di sangue.

Nell'aprile del 1969 si tenne a Roma una riunione del Direttorio Nazionale, nel corso della quale venne ribadito all'unanimità di non accettare l'invito di Almirante ad entrare nel M.S.I., ma a sorpresa, nel mese di giugno dello stesso anno, Rauti ed una minoranza di dirigenti centrali e periferici, imposero un cambiamento di rotta: si trattava con Almirante.

Nell'autunno del '69, a sorpresa, viene ufficialmente annunciato da un comunicato stampa che "Il Centro Politico Ordine Nuovo si scioglieva e fondeva con il M.S.I.". Si determinò quasi una situazione di insurrezione interna: l'accordo Rauti-Almirante non venne accettato dalla stragrande maggioranza delle Reggenze provinciali e dei 12.000 militanti che contava Ordine Nuovo, che si organizzò in Movimento Politico Ordine Nuovo per iniziativa di Roberto Besutti, Leone Mazzeo, Elio Massagrande e di Clemente Graziani che ne assumeva la Segreteria nazionale.

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