.
Annunci online

ordinenuovo
DOCUMENTI PER SFATARE, IGNORANZA, MALAFEDE, PREGIUDIZIO , PRECONCETTO, CARRIERISMI, DIKTAT DI OGNI SORTA E DI OGNI DOVE, FALSITA'
Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte



"Non è mai morto
ciò che è eterno"

diritti
LA CARRIERA DI LUCIANO VIOLANTE
30 marzo 2008


7 agosto 1974
traduzione dal carcere alla Procura
per essere interrogata
per 14 ore dal giudice istruttore
il carnefice "democratico" Luciano Violante

PONTECORVO ADRIANA:

DEVE DISPORSI IL SUO RINVIO A GIUDIZIO: e’ stata infatti la principale collaboratrice del francia per quanto attiene all’organizzazione e all’attività del Movimento Ordine Nuovo in Torino; coordina il Movimento durante la latitanza del Francia come risulta dalla documentazione affidata al Garrone (,,,UNA LETTERA PERSONALE! ndr…); ha partecipato al campo del 1972 ed ha svolto specifiche funzioni di collegamento durante il campo tenutosi nel 1967 (falso. In realtà non attribuibile a Ordine Nuovo ma al Movimento Sociale Italiano. Quel campeggio fu organizzato da Ugo Martinat che con i suoi giovani fece una “incursione” in un collegio femminile oltre il confine, in Francia…, e nulla aveva a che fare con O.N. ed ancor meno con Adriana Pontecorvo). In realtà quella fantasiosa accusa fu mossa basandosi su dichiarazioni del “pentito” Pecoriello, di Avanguardia Nazionale, rese al “democratico” giudice istruttore Luciano Violante che fece man bassa di false dichiarazioni, false testimonianze, falsi “documenti”, false perizie per montare delle false accuse volte a costruire il trampolino di lancio della sua inarrestabile carriera, fino a diventare Presidente della Camera dei Deputati. Fino ad essere nominato Presidente della Commissione per le Riforme costituzionali!

Adriana sarà condannata per “Cospirazione politica mediante associazione” a 3 anni e sei mesi di carcere trascorsi in varie fasi fra le Carceri Nuove di Torino e Rebibbia a Roma. Sarà rinchiusa nelle stesse celle di appartenenti alle B.R. e ai N.A.P., cosa che la lascerà del tutto indifferente ma che ne conquisterà la stima. Sarà distrutto il suo lavoro e quello della sua famiglia. Risulterà pregiudicata la vita di suo figlio. Si aggraveranno le condizioni di salute dei suoi genitori che, nel giro di poco tempo, perderà. La sua salute ne risulterà gravemente minata fino a quando, nelle prime ore del primo aprile del 1987 la sua pur forte fibra non resse ulteriormente alle sofferenze che la vita le aveva inflitto. Sulla sua bara volle l’insegna ordinovista. Ai suoi funerali era presente Gastone Tarasconi, in rappresentanza degli ex combattenti, con un’autentica bandiera della Repubblica Sociale Italiana, ai cui ideali Adriana era stata educata da suo padre Arturo, amico di Giuseppe Solaro.

POLITICA
RICORDO DI NANDO PENSA
19 febbraio 2008
 

RICORDO DI UN INVIATO SPECIALE, MOLTO SPECIALE 

C’era una volta.
Anche questa storia potrebbe cominciare come tante altre, narrate ai bambini come se fossero frutto di fantasia, ma nelle quali gli anziani celavano –spesso con pudore- i ricordi della propria vita.
Il racconto poteva frantumarsi in tante storie minime che s’intrecciavano, si accavallavano, richiamando or l’una or l’altra dalle anse dei ricordi -senza un continuum- interrotti a volte dalle pause d’un respiro che l’emozione tratteneva.

Ricordare può essere doloroso, può essere dolce, può essere lieto, ma sempre stringe il cuore nella morsa della malinconia struggente di tutto quanto avrebbe potuto essere e non è stato. Ci emoziona la consapevolezza del tempo passato, senza averci dato il tempo di fare le cose che ci sembravano tanto importanti, tanto urgenti, tanto impellenti, così esclusivamente nostre da non poter essere realizzate da nessun altro.
Illusioni subliminali, che tali si rivelano quando è troppo tardi per continuare ad inseguirle.
Eppure, nella vita, è necessario sognare, è necessario illudersi, per quanto possa sorprenderci il risveglio.
Quando ci sveglieremo la vita sarà già passata e sogni ed illusioni ci avranno aiutati a sorvolarne gli scogli.
Quando non si riesce a sognare, quando non ci si riesce più ad illudere, ci si può sempre rifugiare nella fede.

Erano i giorni che ci avvicinavano al Natale del 1974. Ero esule a Barcellona, in Spagna, e mia madre era riuscita a raggiungermi. Il Natale e la fine d’anno non sono mai riuscito a viverli con gioia, ma sempre con l’animo turbato da una sorta di tristezza, di vuoto. Forse perché non ho mai avuto la possibilità di vivere quei giorni in famiglia, con la mia famiglia, così come l’immaginario collettivo lo vive. Non ricordo di aver mai passato un Natale con mia madre, mio padre, mio fratello, un presepe, un albero, i doni. Mancava sempre qualcuno o qualcosa.

La presenza di mia madre, in quel mio primo Natale d’esilio mi fu di conforto. Ebbi anche la sorpresa dell’arrivo di Nando Pensa -inviato speciale de “Il Giorno” di Milano- e di sua moglie, venuto ad intervistarmi su incarico del suo giornale. La sua intenzione, come mi confessò in un’altra occasione, era quella di “farmi a pezzi”.

Nando era un marxista, di madre americana e nato negli Stati Uniti, aveva fatto il servizio militare nei sommergibilisti nel Pacifico combattendo contro i giapponesi (aveva chiesto di non combattere contro gli italiani) e, ovviamente, antifascista. Rimase tre giorni a Barcellona, imparò a conoscermi, diventammo amici, ripartì abbracciandomi commosso. Ci saremmo spesso sentiti per telefono, seguì attentamente tutte le fasi del processo di primo e di secondo grado contro il M. P. Ordine Nuovo a Torino, procurò puntualmente le copie degli atti processuali e riuscì a darmi spesso notizie di Adriana.

Passarono gli anni, il mio esilio continuava, vivevo in quell’epoca ad Algeciras, sull’altro lato della baia che porta lo stesso nome, di fronte a Gibilterra.

Dalla stiva della nave “Olterra” bloccata ad un molo del porto di Algeciras erano partiti gli “Uomini Rana” della Marina Militare italiana per violare la munitissima base di Gibilterra, facendo impazzire i “servizi” inglesi che non riuscivano a capire da dove arrivassero quei sabotatori. Azioni che sarebbero entrate nella leggenda della marineria di tutto il mondo, poco conosciute dagli italiani. Forse qualcuno le avrà viste narrate in film come "I Sette dell'Orsa Maggiore" o ancora ne "La Donna che venne dal mare", interpretato da un ottimo ed ancora patriottico Vittorio De Sica e dalla brava e bella Sandra Milo, per la regia di Francesco De Robertis.

In un giorno d’autunno suonarono alla porta di casa e, con mia grande sorpresa, all’aprire mi trovai davanti Nando Pensa.
Dopo brevi convenevoli mi spiegò che era riuscito a sapere da mia madre come fare per riuscire a raggiungermi. Di Nando potevo fidarmi, ma avrei preferito, comunque, che mia madre mi avesse preventivamente informato e che fossi stato io a decidere sul dove, sul come e sul quando. Ormai era troppo tardi per recriminare e Nando ubicò la sua intervista a Sfax, in Tunisia…

L’Italia reclamava ancora la mia estradizione, mi trovavo in Spagna in una situazione molto precaria e la mia presenza era tollerata -in regime di libertà vigilata- solo perché avevo presentato l'ennesima richiesta d’asilo politico al Governo spagnolo e all'U.N.H.C.R. dell'O.N.U., ed ero in attesa di una risposta.
L’intervista che aveva motivato la sua visita ad Algeciras era stata un pretesto, ma lo seppi solo dopo circa sei mesi.

Nando mi aveva chiesto di procurargli della documentazione sui “Serenos” una sorta di guardie notturne, un'istituzione nella Spagna di Franco, guardie amate e rispettate dalla popolazione, agenti in pensione che giravano i quartieri in bicicletta e davano sicurezza alla gente.
Telefonai a Milano per parlargli dei Serenos e delle “Guardie rurali” (altro argomento che gli interessava per una rivista che avrebbe dovuto essere pubblicata), chiesi di lui, mi rispose sua figlia e mi sentii dire che Nando era morto.

Seppi più tardi da Adriana che, sapendo di dover morire, era venuto ad Algeciras per salutarmi un’ultima volta e che in punto di morte avrebbe detto a chi gli stava vicino di salutare per lui i due suoi amici Adriana e Salvatore.

Avevamo perso un amico.

Un amico testone che insisteva a credere che le mie idee fossero influenzate dallo shock derivato dal fatto che mio padre fosse stato fucilato dai partigiani quando avevo solo sette anni.
No, Nando.
Ho saputo di mio padre quando “il dado era già stato tratto”, quando la mia scelta era già stata fatta, forse perché già scritta nel mio DNA.
Un’importante conseguenza –fra le tante che hanno influenzato la mia vita- la morte di mio padre l’ha avuta ed è il fare emergere –forse oltre misura- il senso del dovere e della responsabilità.
Mia madre non mi ha mai parlato delle scelte fatte da mio padre se non quando io avevo già fatto le mie ed i miei ricordi degli anni di guerra risalivano a quando ero troppo giovane per capire, per dare un senso a quanto mi accadeva intorno. I ricordi, di fatti sia pur vissuti intensamente, non potevano darmi delle spiegazioni storiche ed ancor meno politiche.
Erano i ricordi come di un “osservatore”, di qualcuno che avesse vissuto il periodo della guerra dall’esterno. Una sensazione che mi accadrà di sentire più volte nel corso della mia vita, una sorta di distacco dalla realtà che mi ha permesso di non essere coinvolto laddove non lo volessi, un modo di sentire che era quasi un “non sentire” che mi ha consentito vivere in circostanze dove forse anche la sopravvivenza era difficile.
No, prima di fare le mie scelte politiche, culturali, esistenziali, non sapevo che la mia esistenza sarebbe stata condizionata dalla guerra civile, non potevo immaginare che sarebbe stata un’interminabile faticosa salita.
Non sapevo neppure che l’avrei comunque affrontata e percorsa con determinazione, qualsiasi masso ci fosse stato da rimuovere o da sospingere.

Non sapevo che ogni passo compiuto, ogni ostacolo superato, ogni approssimarsi alla cima, che è pur sempre anche il traguardo della vita, sarebbero state le difficoltà, gli ostacoli, i dirupi superati ad aver dato significato all’esistenza, a non aver reso vano il passaggio.

Salvatore Francia


POLITICA
PRIME NOTE SULLA NASCITA DI O.N.
12 febbraio 2008

  Pino Rauti


"Ordine Nuovo" nasce nel 1954 come rivista, espressione di una corrente giovanile interna al M.S.I., dopo le vivaci contestazioni alla gestione di Arturo Michelini, verificatasi clamorosamente in occasione del Congresso di Milano.

Nel '56 si forma, attorno alla rivista il Centro Studi "Ordine Nuovo", con il compito di definire l'assetto dottrinario e di formare i quadri della "rivoluzione conservatrice" italiana. Dopo dieci anni di attività, ed in occasione del Convegno di Palazzo Brancaccio -nel 1966, a Roma, con la partecipazione di circa 700 quadri periferici- il Centro Studi assume la denominazione di Centro Politico Ordine Nuovo, ritenendosi sufficientemente avanzata la seconda fase e giunto il momento della preparazione all'impegno politico diretto.

Nel 1967 si realizza il Convegno di Pissignano sul Trasimeno, nel corso del quale viene formulato il "Primo manifesto programmatico per l'OrdineNuovo". Segue il Convegno tenutosi nella sede della rivista "L'Orologio" di Roma, nel corso del quale ci si pone il problema del cosa fare in occasione delle elezioni politiche del 1968. Rauti pose l'alternativa: partecipare alle elezioni con delle proprie liste -ma non se ne avevano i mezzi- o parteciparvi con la proposta della "scheda bianca".

La prima ipotesi non vedeva pronto il C.P. Ordine Nuovo neanche dal punto di vista tecnico-organizzativo della materiale possibilità della raccolta delle firme, necessarie per la presentazione delle liste, nè da quello del richiesto impegno finanziario.

Fu scelta unanimemente la seconda opzione: era più percorribile, e coerente con la linea antipartitica ed antisistema più volte ribadita. Fu lanciata, quindi, la campagna elettorale per la scheda bianca, che immediatamente fu qualificata come iniziativa del Centro Politico Ordine Nuovo. Le segreterie di tutti i partiti sembrarono perdere la testa, e reagirono con una massiccia azione di propaganda, il cui tema centrale era "Votate per chi volete, ma non votate scheda bianca". Sorprese che perfino il P.C.I. fu fra i più accaniti sostenitori di quell’azione.

La campagna per la scheda bianca ebbe un successo insperato e suonò come un campanello d'allarme per il sistema dei partiti che, già allora, venivano definiti "corrotti e corruttori".

Si può supporre, legittimamente, che nascessero dalla situazione determinatasi con il massiccio manifestarsi dello scontento degli italiani -nei riguardi dei partiti- le pesanti pressioni, le non tanto implicite minacce, operate dal sistema sulla segreteria Rauti, perché Ordine Nuovo entrasse nel M.S.I..

Considerazioni su Ordine Nuovo

Il 1968 fu l'anno delle elezioni politiche in cui Ordine Nuovo -ancora retto dalla segreteria di Pino Rauti- promosse e condusse con successo la campagna per la scheda bianca. La campagna elettorale richiese uno sforzo immane di volontariato da parte di tutti i militanti, con distribuzione di volantini, affissione di innumerevoli manifesti quasi tutti fatti a mano -con un dispiego eccezionale di fantasia e humor-, comizi volanti, comizio di chiusura della campagna elettorale nella prestigiosa piazza S. Carlo di Torino. Il Piemonte, una delle regioni in cui l'antifascismo era riuscito maggiormente ad imporsi e per questa ragione considerata una delle più difficili alla diffusione di idee controcorrente, registrò il più alto quoziente di schede bianche d'Italia.

Il costo di quella campagna elettorale –solo in Piemonte, secondo i dati disponibili- fu inferiore alle 500.000 lire, ma rappresentò ugualmente un grande sacrificio.

Il Centro Politico Ordine Nuovo, primo e più importante movimento extraparlamentare in Italia e forse in Europa, con i suoi 12.000 militanti ed aderenti, condusse senza grandi problemi la campagna per la scheda bianca.


Manifesto per la scheda bianca piemontese:
disegno del militante Augusto Betocchi
fotolito del simpatizzante Luciano Savelli
Stampa: Italgrafica
Pagato da Adriana Pontecorvo

Il lavoro di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul tema dell'ingerenza dei partiti nella gestione dello Stato e dell'economia, con la proliferazione di una classe politica corrotta e corruttrice, fu condotto brillantemente e, come si é detto, portò a risultati lusinghieri.

Troppo.
Ordine Nuovo sconvolse la geografia della distribuzione del potere all'interno del Sistema, innescando un procedimento di identificazione dell'opinione pubblica in chiave anti-partitocratica.

Presto le conseguenze si sarebbero fatte sentire.

Per uno strano processo di rimozione, quanto mai sospetto per la sua totalità, il futuro politico italiano vedrà recepiti in pieno i temi portanti della campagna ordinovista del 1968 per la scheda bianca, vedrà la partitocrazia crollare sotto i colpi della propria corruzione, vedrà corrotti e corruttori -sia pure in minima parte- finalmente indicati come tali, ma non si troverà nessuno con la memoria tanto onesta da ricordare l'iniziativa ordinovista.

Dalla campagna elettorale del 1968 é emersa anche un'altra caratteristica ordinovista (o ordinoviana, definizione preferita da Clemente Graziani): il C.P. Ordine Nuovo si é opposto al corrotto Regime partitocratico ed in nessun momento é stato colpito da crisi anticomuniste: il P.C.I. é stato criticato quale componente del Sistema, non in quanto comunista. Questo fatto avrà una grande importanza nel determinare l'attacco che il Sistema porterà avanti contro quella parte -preponderante- di Ordine Nuovo che ha rifiutato di farsi integrare nel Sistema o strumentalizzare dallo stesso, nell'orchestrazione dell'assurdo processo politico svoltosi a Roma, con gli altri che verranno in tutta Italia, processi che non vedranno mai il M.P.Ordine Nuovo condannato per fatti di sangue.

Nell'aprile del 1969 si tenne a Roma una riunione del Direttorio Nazionale, nel corso della quale venne ribadito all'unanimità di non accettare l'invito di Almirante ad entrare nel M.S.I., ma a sorpresa, nel mese di giugno dello stesso anno, Rauti ed una minoranza di dirigenti centrali e periferici, imposero un cambiamento di rotta: si trattava con Almirante.

Nell'autunno del '69, a sorpresa, viene ufficialmente annunciato da un comunicato stampa che "Il Centro Politico Ordine Nuovo si scioglieva e fondeva con il M.S.I.". Si determinò quasi una situazione di insurrezione interna: l'accordo Rauti-Almirante non venne accettato dalla stragrande maggioranza delle Reggenze provinciali e dei 12.000 militanti che contava Ordine Nuovo, che si organizzò in Movimento Politico Ordine Nuovo per iniziativa di Roberto Besutti, Leone Mazzeo, Elio Massagrande e di Clemente Graziani che ne assumeva la Segreteria nazionale.

sfoglia
febbraio        aprile